Ecco i nomi dei comunisti (secondo Berlusconi): l'elenco degli ultimi 25 magistrati assassinati dalla criminalità organizzata

Tra il 1969 e il 1995 sono stati assassinati dalla criminalità organizzata 25 magistrati, colpevoli solo di servire lo Stato.

Agostino Pianta, ucciso da un detenuto
Pietro Scaglione, ucciso dalla mafia
Francesco Ferlaino, ucciso dalla ‘Ndrangheta
Francesco Coco, ucciso dalle Brigate Rosse
Vittorio Occorsio, ucciso da Ordine Nuovo
Riccardo Palma, ucciso dalle Brigate Rosse
Girolamo Tartaglione, ucciso dalle Brigate Rosse
Fedele Callosa, ucciso dalle Unità combattenti comuniste
Emilio Alessandrini, ucciso da Prima Linea
Cesare Terranova, ucciso dalla mafia
Nicola Giacumbi, ucciso dalla colonna “Pelli”
Girolamo Minervini, ucciso dalle Brigate Rosse
Guido Galli, ucciso da Prima Linea
Mario Amato, ucciso dai Nar
Gaetano Costa ucciso, dalla mafia
Gian Giacomo Ciaccio Montalto, ucciso dalla mafia
Bruno Caccia, ucciso dalla mafia
Rocco Chinnici, ucciso dalla mafia
Alberto Giacomelli, ucciso dalla mafia
Antonino Saetta, ucciso dalla mafia
Rosario Angelo Livatino, ucciso dalla mafia
Antonio Scopelliti ucciso, dalla ‘Ndrangheta e dalla mafia
Giovanni Falcone e Francesca morbillo, uccisi dalla mafia
Paolo Borsellino, ucciso dalla mafia
Luigi Daga, ucciso da terroristi islamici

Per approfondire:

http://www.comitato-antimafia-lt.org/?p=1495

Piccoli prepotenti crescono

...anche dentro il Partito Democratico. Non ho potuto votare alle primarie del PD, ma mi sono comunque recato al seggio per accompagnare Sonia: mentre lei faceva la fila per votare io leggevo l'Unità fuori dal circolo. In fila c'erano davvero tanti anziani carini: una signora che aveva passato i '70 faceva fatica a stare in piedi in coda, ma ha resistito e ha votato.
Ad un certo punto (saranno state le 10 del mattino) si è presentato al seggio il signor Andrea Bairati, Assessore regionale in Piemonte e si è chiesto (o a chiesto): "Ma devo fare la fila?". Nessuno a risposto, in pochi hanno protestato, e il Signor Bairati, alla faccia della vecchietta che aveva passato i '70, ha votato senza fare la fila ed è andato a "comprare i salatini" (che spero gli siano andati di traverso).
Ma se questi politici non sono nemmeno capaci di rispettare la fila alle primarie....

Uccidiamo berlusconi e gli altri

Sulle prime pagine dei quotidiani una delle notizie del giorno riguarda il gruppo di Facebook "Uccidiamo Berlusconi" e la crociata della destra (Maroni e Alfano davanti a tutti) contro certi gruppi spazzatura. Secondo Maroni, che parla di apologia di reato, è di un problema di cultura, una strada pericolosa, soprattutto se passa il concetto che uno può scrivere impunemente queste cose. Parole condivisibili: peccato che a pronunciarle sia un esponenete della Lega Nord, uno di quelli che dice immigrato criminale, uno che non si è nemmeno sognato di denunciare il figlio di Bossi (in questo caso si, più bello che intelligente) per il giochetto cretino contro gli immigrati. Diamogli un'altra possibilità. Tra i gruppi di Facebook ce n'è uno intitolato "sopprimiamo Franceschini!!!!" fondato da una tale Veronica Battaglia (sulla quale vi evito ogni commento): anche in questo caso c'è apologia di reato. Denunciate anche lei e suoi amici.

Ricordate Cappellacci e i 100.000 nuovi posti di lavoro?

Era il 10 gennaio, se non ricordo male, quando il signor Cappellacci (ora presidente della Regione (ex) Autonoma della Sardegna) prometteva la creazione di nuovi 100.000 posti di lavoro e sulla base di questa promessa chiedeva ai sardi il voto per lui e per la sua coalizione (quella di Berlusconi presidente, per intenderci). E' tempo dei primi bilanci e i dati non sono incoraggianti (nè per Cappellacci, nè per la Sardegna). Infatti, grazie alla "Rilevazione sulle forze di lavoro" dell'Istat (http://www.istat.it/salastampa/comunicati/in_calendario/forzelav/20090922_00/) è possibile confrontare i dati del secondo trimestre del 2009 (con Cappellacci al comando della Regione) con quelli del secondo trimestre 2008 (quando il Presidente della Sardegna era ancora Renato Soru). Da questo confronto si nota subito che sono già andati persi 5.000 posti di lavoro. Certo, il tasso di disoccupazione (nonostante questi dati negativi) sembra diminuire, si è passati, infatti dall'11,3 all'11%, ma si tratta di un effetto ottico determinato dal fatto che la sfiducia nelle istituzioni è così elevata da aver spinto oltre 14.000 sardi a smettere di cercare lavoro in maniera attiva, e quindi a non essere più considerati disoccupati.

Carfagna vuole vietare burqa e niqab nelle scuole

La ministra per le Pari opportunità, Mara Carfagna, ha annunciato che intende sottoporre ai colleghi di governo la proposta di vietare di indossare burqa e niqab negli edifici scolastici. Il ministro si è dichiarato “assolutamente favorevole” a una legge che vieti tali vestiti.
Non sono chiari gli obiettivi di una tale legge. Mi chiedo se una tale divieto serva a garantire una maggiore sicurezza (posto che in Italia esista un problema sicurezza causato dalle donne mussulmane che indossano tali abiti) o, se come dice il ministro tali vestiti sono “simboli di sottomissione della donna e ostacolo a una vera politica di integrazione”. In tutti i casi mi chiedo se il divieto di indossare il burca sia realmente efficace nel migliorare la sicurezza o nel favorire l'integrazione. Io ho qualche dubbio.
Infine, ogni volta che si parla della Carfagna mi viene una domanda spontanea: ma è possibile che faccia il ministro di questa repubblica?

Le fotografie che Berlusconi non vuole che siano viste dagli italiani

Il quotidiano spagnolo "El Pais" ha pubblicato sul suo sito internet alcune delle foto della festa con Silvio Berlusconi a Villa Certosa, sequestrate in Italia.

Secondo Gedini (parlamentare Pdl e avvocato di Berlusconi), «Qui non è una questione di privacy, ci sono delle foto sequestrate perchè una procura sostiene che sono state acquisite illecitamente. Quindi si tratta di un corpo di reato, che viene pubblicato in Spagna. Acquistare beni provenienti da reato in Italia si chiama ricettazione». Sempre secondo Ghedini «è evidente che le foto non possono essere acquistate da nessuna parte del mondo. Chi le acquista in qualsiasi parte del mondo commette un reato». L'avvocato ha inoltre precisato che sarà avviata «un'azione in sede civile per chiunque ri-pubblichi in Italia le fotografie acquistate apparse su El Pais».

Mi dispiace onorevole dipendente di Berlusconi, non pubblichiamo le foto....non serve. Chi desidera vederle (e ve lo consiglio....ma vietatele ai minori) deve semplicemente cliccare sul sito del quotidiano spagnolo.... :-D

http://www.elpais.com/fotogaleria/imagenes/censuradas/Berlusconi/6527-1/elpgal/

OIL: La Saras chiede il sequestro del documentario sulla raffineria

(la Nuova Sardegna — 17 maggio 2009)
Si intitola ‘Oil, la forza devastante del petrolio, la dignità del popolo sardo’. È un film-documento di 70 minuti sulla grande raffineria di Sarroch (GUARDA IL TRAILER), sul colossale indotto economico che rappresenta e sui timori che la circondano da sempre. Firmato e prodotto a proprie spese dal regista leccese-milanese Massimiliano Mazzotta, doveva essere proiettato venerdì scorso alla sala Nanni Loy dell’Ersu. Ma la notizia di un ricorso per sequestro giudiziario presentato in via d’urgenza dagli avvocati Angelo Luminoso e Guido Chessa Miglior per conto della Saras ha fatto saltare la data allestita dall’associazione studentesca Pesa. L’istanza cautelare è stata respinta dal giudice civile, che per ora non ha ravvisato motivi per bloccare la diffusione del documentario e ha convocato le parti per il 20 maggio. Nel frattempo Oil è stato proposto ieri a San Sperate al circolo Gramsci e verrà rilanciato a Cagliari stasera, alle 20.30 al teatro civico all’aperto di Castello. Un appuntamento che a questo punto assume significati particolari. «Siamo rimasti stupiti di quest’iniziativa - avverte Antonio Caronia, docente di comunicazione multimediale all’Accademia delle Belle Arti di Brera, che collabora col regista - perchè il documentario è equilibrato, per quasi un quarto del tempo registra la posizione di quattro dirigenti Saras». Parla però anche dei rischi per la salute degli abitanti di Sarroch, che una ricerca epidemiologica condotta da Annibale Biggeri dell’Università di Firenze sembra confermare: alterazioni del dna, quelle che Saras ha sempre negato ribattendo nel corso degli anni con ricerche di pari autorevolezza. Ma ad infastidire i vertici della raffineria sarebbero altri passaggi, di cui i legali della Saras chiedono «l’eliminazione dal contesto del film», come quello in cui scorrono le immagini del funerale di un giovane operaio che lavorava in un’azienda esterna, morto di cancro a 31 anni, alternate ai fotogrammi di un Massimo Moratti sorridente. Mancherebbero poi le liberatorie dei quattro dirigenti che hanno accettato di parlare dell’impianto di Sarroch davanti alla telecamera. Mentre ad accrescere il taglio critico del lavoro sono le testimonianze di operai e abitanti di Sarroch, preoccupati per i rischi - finora mai dimostrati inoppugnabilmente - che la presenza della raffineria provocherebbe per la loro salute. Niente che abbia fatto sobbalzare sulla sedia gli spettatori, almeno finora. Ma quanto basta a mettere in moto i legali dei fratelli Moratti, che chiedono la condanna di Mazzotta, il risarcimento dei danni e la restituzione di materiale utilizzato per la produzione. Ma perchè questo tentativo di fermare la proiezione di un film ormai già diffuso? L’ufficio comunicazione della Saras: «All’Ersu così come a tutti gli altri organizzatori che ci hanno invitato alla proiezione del documentario abbiamo risposto allo stesso modo, declinando l’invito. Per una ragione semplice, c’è un ricorso all’esame del giudice civile e mercoledì prossimo ci sarà l’udienza». Quindi nessun tentativo di censura ma una contromossa legale per limitare i danni d’immagine che il documentario - a giudizio degli avvocati della Saras - potrebbe provocare. Dall’altra parte, nell’entourage del regista, ogni commento viaggia sui binari della pacatezza: «Per ora il giudice non ha bloccato il film e credo che nessuno possa rilevare contenuti diffamatori nel lavoro di Mazzotta - spiega Caronia - poi naturalmente aspettiamo una pronuncia definitiva. Intanto andiamo avanti». - Mauro Lissia

Nucleare: centrali in Puglia, Sardegna e Piemonte


(da La Repubblica)
ROMA - In Sardegna, dalle parti di S. Margherita di Pula a sud. O anche sulla costa orientale, fra S. Lucia e Capo Comino. O più giù, davanti a Lanusei, alla foce del Rio Mannu. In Puglia, sulla costa di Ostuni. Lungo il Po, dal vercellese fino al mantovano, dove già esistevano le centrali di Trino e di Caorso. I siti dove localizzare le nuove centrali sono pochi e rischiano di essere molto affollati. Nei prossimi mesi, dovranno essere stabiliti i parametri, in base ai quali decidere dove collocare le future centrali. Sarà una fase di intenso mercanteggiamento con le autorità e le comunità locali, ma i margini di manovra sono ristretti anche dalla particolare conformazione geologica e costiera italiana.
Si può partire dalla mappa dei possibili siti che il Cnen (poi diventato Enea) disegnò negli anni '70. E' una mappa, però, largamente superata dagli eventi. In molte aree si è moltiplicata la densità abitativa, che il Cnen considerava un parametro sfavorevole. Soprattutto, è cambiato il rapporto con l'acqua. Le centrali hanno bisogno di molta acqua per raffreddare i reattori (questa acqua circola, naturalmente, fuori dal reattore) e, per questo vengono, di solito, costruite vicino ai fiumi o al mare. Il rischio, quando si tratta di fiumi, sono le piene, più frequenti negli ultimi decenni. Ma è un pericolo relativo: la centrale di Trino Vercellese, sette metri sopra il livello del Po, è sopravvissuta all'asciutto a due piene catastrofiche. Il problema, in realtà, non è troppa acqua, ma troppo poca. Il riscaldamento globale sta diminuendo la portata dei fiumi e c'è il dubbio che, in estate, la portata del Po non sia sufficiente per il raffreddamento delle centrali, mentre, contemporaneamente, si acuisce il problema di salvaguardare le falde acquifere, ad esempio in una zona di risaie, come il vercellese.
L'alternativa sono le coste e l'acqua del mare. Ma il riscaldamento globale innalzerà progressivamente, nei prossimi decenni, il livello dell'Adriatico, del Tirreno e dello Jonio, ponendo a rischio allagamento centrali costruite per durare, mediamente, una cinquantina d'anni. Il Cnen, ad esempio, aveva indicato fra le aree più idonee il delta del Po e quello del Tagliamento, nell'Adriatico settentrionale. Ma il suo successore, l'Enea, definisce tutta la costa adriatica a nord di Rimini come la zona italiana a più alto pericolo di allagamento, con un innalzamento - minimo - del livello del mare di 36 centimetri. In effetti, quest'altra mappa dell'Enea ripercorre gran parte della costa italiana. Sia Piombino che l'area della vecchia centrale di Montalto di Castro, nel Lazio, ad esempio, scontano un innalzamento minimo del livello del mare di 25 centimetri.
E lontano dalle coste? Qui, il problema sono i terremoti. Sono poche, come mostra la storia recente e meno recente, le zone italiane esenti dal rischio sismico. Secondo la carta dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, davvero al riparo dai tremori della terra ci sono solo, oltre alla Sardegna, l'area di confine fra Piemonte e Lombardia e l'estremo lembo della Puglia. Naturalmente, una centrale può essere costruita con le più avanzate tecniche antisismiche.
Qui, però, il problema non è tanto - o soltanto - l'eventualità di uno scuotimento catastrofico, che spacchi il reattore e riversi all'esterno la radioattività. Il problema sono fenomeni che compromettano il funzionamento del reattore. In Giappone, la più grande centrale atomica al mondo (Kashiwazi-Kariwa, non lontana da Tokyo) è ferma da due anni, in seguito ad un terremoto. L'impianto era stato costruito per reggere terremoti fino al grado 6 della scala Richter, ma si è rivelato un parametro ottimistico. Il terremoto del 2007 è stato pari a 6,8 gradi, una differenza enorme: dato che la scala è logaritmica, un grado in più significa un terremoto trenta volte più distruttivo. Non ci sono stati pericoli alla salute pubblica o fughe di radioattività, ma la Tepco (Tokyo Electric Power) ha dovuto, dal luglio del 2007, fermare i reattori, con un danno economico di quasi 6 miliardi di dollari, solo nel primo anno. Solo in questi giorni la Tepco si prepara a riavviare uno degli otto reattori della centrale.
Se sovrapponete la mappa dell'Enea sull'allagamento delle coste a quella dell'Istituto di geofisica, le aree a totale sicurezza (a prescindere dagli altri possibili parametri) che ne risultano sono quelle poche zone della Sardegna, della Puglia e del corso del Po. Qui, presumibilmente, si dovrebbero concentrare le centrali del piano nucleare italiano. Ma quante? Il governo ha finora parlato di quattro centrali. L'obiettivo dichiarato, tuttavia, è arrivare a soddisfare, con il nucleare, il 25 per cento del fabbisogno elettrico italiano. Le quattro centrali di cui si è, finora, parlato, arrivano, però, a poco più di un terzo di quel quantitativo. Secondo le previsioni della Terna, che gestisce la rete italiana, infatti, il fabbisogno elettrico italiano richiederà, già nel 2018, una potenza installata di 69 mila Megawatt.
Le quattro centrali prospettate - che, peraltro, anche nell'ipotesi migliore, sarebbero completate 7-8 anni più tardi del 2018 - ne offrono solo 6.400, cioè il 9,2 per cento. Per arrivare al 25 per cento del fabbisogno, occorrono 17.500 Megawatt di potenza, quasi il triplo. In buona sostanza, per centrare quell'obiettivo non bastano quattro centrali da 1.600 Mw, come quelle ipotizzate finora. Ce ne vogliono 11.
Tutte in Sardegna, Puglia e Piemonte? E a quale costo? L'industria francese calcola, oggi, per la costruzione in Francia di una centrale tipo quelle italiane, un costo minimo di 4,5 miliardi di euro. I tedeschi di E. On scontano, per la costruzione di una centrale analoga, in Inghilterra, un costo di 6 miliardi di euro. Se si ritiene più attendibile, nel caso italiano, la valutazione di E. On per la centrale inglese, il costo complessivo dei quattro impianti italiani sfiora i 25 miliardi di euro. Per 11 impianti, da varare in rapida successione, si arriva vicini a 70 miliardi di euro, una cifra superiore al 4 per cento del prodotto interno lordo nazionale.

Berlusconi prepara attrici per il Parlamento Europeo

Da L’Italia dall’estero
Pubblicato mercoledì 29 aprile 2009 in Olanda.
[Algemeen Dagblad]


Roma - Il Ministro degli Esteri italiano Franco Frattini e Mario Mauro, candidato alla presidenza del Parlamento Europeo, hanno interpretato il ruolo di insegnante di una classe speciale negli ultimi giorni. Nel quartier generale del partito di Berlusconi Forza Italia, in tre giorni devono preparare trenta donne al ruolo di aspirante europarlamentare. Cinque di loro sono giá membri del Parlamento.
Le rimanenti 25 sono conosciute soprattutto come candidate al titolo di Miss Italia, attrici alle prime armi, soubrette e letterine [in italiano nel testo, ndt], le scarsamente vestite, comparse seminude che decorano i quiz ed i programmi di sport in tv. Tutte e trenta hanno in comune l’essere giovani, belle e disinvolte. Il premier gli ha promesso loro che almeno alcune saranno messe in lista per le Elezioni Europee.
Le giovani signore non sanno molto dell’Europa, ma ció non conta granché. Grazie alle sue reti televisive, Berlusconi sa che le forme sono piú importanti del contenuto, e che l’elettore italiano pertanto preferisce un musetto carino ad un discorso complicato sulla Costituzione Europea. Inoltre Berlusconi e i suoi hanno degli obblighi verso le future candidate.
La modella dei calendari Camilla Ferrante é stata in passato raccomandata da lui per un ruolo nell’emittente pubblica RAI, che alla fine non ottenne. E Angela Sozio, stella dai capelli rossi del Big Brother italiano, é stata fotografata un anno fa mano nella mano con Berlusconi nella sua villa in Sardegna. Questa prassi del resto non é nuova. Giá l’anno scorso, le elezioni parlamentari portarono alla camera e nel consiglio dei ministri un drappello di piacenti giovani donne.
Il fatto che l’Italia forse non manderá a Strasburgo i rappresentanti piú adatti, non ha molta importanza. In Italia il Parlamento Europeo é visto come un ampio parcheggio per politici e personalitá televisive disoccupate. Per sindaci e ministri é una buona seconda fonte di reddito. Qualche politico accusato di associazione mafiosa, come Francesco Musotto, membro dal 1999 al 2004, fece gradito uso dell’immunitá europarlamentare. Inoltre é una pacchia: gli europarlamentari italiani guadagnano piú di tutti gli altri (circa 20.000 euro al mese) e sono quelli che fanno di meno, cosí appare dagli accertamenti.

Dl terremoto, contributi ricostruzione solo dal 2010

ROMA, 28 aprile (Reuters) - Il decreto legge sul terremoto in Abruzzo, entrato in vigore oggi con la pubblicazione nella Gazzetta ufficiale, prevede contributi per la ricostruzione e la riparazione delle abitazioni e indennizzi alle imprese a partire dal 2010.
Il decreto conferma che "al fine di contribuire al rilancio dello sviluppo socio-economico dei territori colpiti" dal sisma, il vertice del G8 si terrà all'Aquila dall'8 al 10 luglio 2009.

"E' autorizzata la spesa di euro 88.500.000 per l'anno 2010, di euro 177.000.000 per l'anno 2011, di euro 265.500.000 per l'anno 2012, di euro 295.000.000 per ciascuno degli anni 2013 e 2014, di euro 240.300.000 per l'anno 2015, di 185,6 milioni di euro per l'anno 2016, di 130,9 milioni di euro per l'anno 2017, di 112,7 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2018 al 2029, di 78,9 milioni di euro per l'anno 2030, di 45,1 milioni di euro per l'anno 2031 e di 11,3 milioni di euro per l'anno 2032".
Non viene però specificato il tetto massimo per ogni singolo contributo.
Il decreto conferma che "al fine di contribuire al rilancio dello sviluppo socio-economico dei territori colpiti" dal sisma, il vertice del G8 si terrà all'Aquila dall'8 al 10 luglio 2009, anche se saranno portate a termine gli interventi infrastrutturali compiuti in Sardegna.

Sul fronte della copertura finanziaria, il decreto prevede maggiori entrate in materia di giochi non inferiori a 500 milioni di euro annui. Inoltre, per finanziare la ricostruzione, il decreto prevede di attingere alla dotazione del Fondo per le per le aree sottoutilizzate fino ad un massimo di 4 miliardi di euro, nonché di prendere 400 milioni di euro dal Fondo infrastrutture.

Sgomorra

Troppa sabbia nel cemento armato (si fa per dire). Stupore generale: chi l’avrebbe mai detto? In Abruzzo, poi, regione dotata di una classe politica così irreprensibile da aver avuto l’intera giunta arrestata nel ’93 (tutti assolti grazie all’abolizione del reato, tranne il presidente Salini, condannato per falso e dunque promosso deputato da FI e poi passato all’Udeur) e un altro governatore, Del Turco, arrestato l’anno scorso. Ora i pm paventano infiltrazioni della camorra nella ricostruzione e il neogovernatore Chiodi s’indigna. Camorra in Abruzzo, ma quando mai? Bastava leggere un libro semiclandestino scritto da un ragazzo casalese, uscito tre anni fa. A pagina 236, nel capitolo «Cemento armato», il giovane scrittore scandisce il ritornello post-pasoliniano «Io lo so e ho le prove», poi butta lì: «Tutto nasce dal cemento, non esiste impero economico nel mezzogiorno che non veda il passaggio nelle costruzioni: appalti, cave, cemento, inerti, mattoni, impalcature, operai… So come è stata costruita mezza Italia. E più di mezza. Conosco le mani, le dita, i progetti. La sabbia che ha tirato su palazzi e grattacieli. Quartieri, parchi e ville. A Castelvolturno nessuno dimentica le file dei camion che depredavano il Volturno della sua sabbia… attraversavano le terre costeggiate da contadini che mai avevano visto questi mammut di ferro e gomma… Ora quella sabbia è nelle pareti dei condomini abruzzesi…». Quel giovane scrittore si chiama Roberto Saviano. E il suo romanzo «Gomorra». Lo celebrano tutti. Purché, beninteso, nessuno lo legga.

Chi ha costruito l'ospedale San Salvatore dell'Aquila?

http://it.peacereporter.net/articolo/15084/Senza+vergogna

Tutti gridano allo scandalo, e giustamente, perché quell'ospedale, finito di costruire e inaugurato alla fine degli anni '90, è venuto giù come un fuscello mentre le autoambulanze continuavano a scaricare proprio lì decine di feriti. Un'ala è completamente crollata, mentre il resto della struttura è stata dichiarata inagibile al 90 percento. Il crollo ha causato la morte di due bambini ricoverati in pediatria.

I lavori di costruzione dell'ospedale sono iniziati nel 1972, trentasette anni fa. Per ultimarlo, dunque, ci sono voluti quasi trent'anni.

La spesa prevista era di 11 miliardi e 395 milioni di lire, la capienza di 1.100 posti. Poi, mano a mano che il tempo passava, i posti letto previsti nel progetto originale, si sono ridotti ad essere 560. Un bel risparmio? No di certo, perché quasi alla fine dei lavori l'ospedale sarà costato circa 164 miliardi di lire (84,7 milioni di Euro), cioè 15 volte di più di quanto inizialmente previsto. Quasi alla fine –appunto– perché per finire i lavori sono serviti altri 16 milioni di Euro. Alla fine quell’ospedale, inaugurato 5 volte, è costato quasi 101 milioni di euro (195 miliardi di Lire), cioè 18 volte di più di quanto inizialmente previsto.

Una inchiesta parlamentare, che risale al 2000 aveva messo in rilievo «l'irrazionalità e l'obsolescenza dell'impianto, la scarsa qualità dei materiali impiegati oltre all'enorme dispersione dei percorsi orizzontali». Come dire, si sapeva tutto fin dal giorno dell'inaugurazione del San Salvatore.

Ma chi ha consegnato "chiavi in mano" quel catorcio assassino di ospedale alla Asl dell'Aquila? Una piccola ditta di costruzioni, poco nota al pubblico e alle cronache: l'Impregilo.
Cioé la più importante azienda di costruzioni italiane, quella stessa che apre il suo sito con la frase "il progresso, la più grande delle nostre opere", che nel 2007 ha chiuso con un fatturato di 2.627 miliardi di euro e con un risultato di 131.2 milioni.

Una azienda che ha tra i suoi consiglieri di amministrazione persone del calibro di Beniamino Gavio (Società iniziative Autostradali), Andrea Novarese (Gemina Spa), Giuseppe Piaggio e Claudio Cominelli, che sono anche consiglieri di amministrazione della Atlantia (la ex Autostrade Spa) del gruppo Benetton. In Atlantia Piaggio e Cominelli siedono di fianco a Alberto Clò, che a sua volta è consigliere della Italcementi, che vede nel consiglio di amministrazione anche Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria. Oltre a loro, nel consiglio di amministrazione siede anche Nicola Fallica, a sua volta consigliere di amministrazione della Immobiliare Lombarda della famiglia Ligresti.

Il gotha delle costruzioni, dunque, gestisce Impregilo, che è la stessa azienda che sta costruendo l'alta velocità tra Milano e Napoli e tra Torino e Venezia. Quella stessa che sta ammodernando (come ha ammodernato l'ospedale San Salvatore?) la Salerno-Reggio Calabria, per cui ha appena chiesto un prolungamento di tre anni per la consegna dei lavori. Quella stessa a cui il governo vorrebbe affidare i lavori per la costruzione del ponte sullo Stretto di Messina e delle nuove centrali nucleari. Quella stessa che aveva in gestione, attraverso la Fibe, il processo di smaltimento dei rifiuti della regione Campania. Per contratto, i lavori di costruzione dell'inceneritore di Acerra, sarebbero dovuti terminare nel 2003. Sono finiti nel 2009, con sei anni di ritardo. Sei anni che sono costati centinaia di milioni di Euro e la disperazione degli abitanti della Campania, sommersi dai rifiuti.

Fu l'Impregilo, dunque, a consegnare l'ospedale San Salvatore alla azienda sanitaria de L'Aquila. Quell'ospedale, l'altro ieri, ha ucciso.

Un Berlusconi sempre più potente volge lo sguardo verso l’Europa

Da L’Italia dall’estero
Pubblicato venerdì 10 aprile 2009 in Svezia
[Dagens Nyheter]

Dopo 15 anni di politica, Silvio Berlusconi è più forte che mai. E senza neanche aver dovuto vendere un solo settimanale del suo grande impero mediatico. Invece di risolvere un palese conflitto d’interessi, il primo ministro ha ottenuto una totale immunità parlamentare.
Con un’accusa di corruzione nuova di zecca in valigia, Berlusconi ora è pronto a crescere e ad estendere la sua influenza nell’UE e nel nuovo parlamento europeo.
Il 22 marzo si sono fusi i due più grandi partiti di governo, Forza Italia di Berlusconi ed il partito di destra Alleanza Nazionale, AN. In questo modo il potere di Berlusconi cresce significativamente, essendo adesso l’unico leader del nuovo partito Popolo della Libertà, PDL.
Vista da una prospettiva svedese, la trionfale storia di Berlusconi non è così facile da capire. L’italo-svedese Bruno Tiozzo, esperto di politica presso il ministro dell’UE di Berlusconi Andrea Ronchi, spiega a DN che né il conflitto d’interessi né i sospetti di corruzione sono questioni che interessino agli elettori di Berlusconi.
- Per tradizione l’Italia non ha un’informazione oggettiva. In un quotidiano non c’è una gran differenza tra l’articolo di fondo e normali notizie. Per questo gli italiani non reagiscono al fatto che Berlusconi abbia influenza politica su diversi media.
- Per quanto riguarda il processo per corruzione – Berlusconi è sospettato di aver dato 600.000 dollari all’avvocato britannico David Mills per ringraziarlo del fatto che questi avesse testimoniato il falso in un precedente processo in cui Berlusconi stesso era accusato – c’è uno strano silenzio intorno a questa faccenda.
Berlusconi ha ottenuto l’immunità grazie al suo ministro della giustizia. – Non è una questione che tocca la quotidianità degli italiani, aggiunge Bruno Tiozzo. Spiega che la fiducia nella giustizia è bassa in Italia e che gli elettori di Berlusconi preferiscono che lo stato combatta i crimini violenti invece di investigare sulla criminalità economica, che molti prendono alla leggera.
Il politologo Gianfranco Pasquino dell’università di Bologna parla di Berlusconi come di una persona con cui gli italiani possono identificarsi facilmente. È come il centravanti della nazionale ed è un punto di riferimento per molti italiani.
- È una persona ambiziosa e tenace, ha sempre qualche storiella buffa, e non rispetta in modo particolare le leggi ed i regolamenti. L’Italia si è sviluppata in questa direzione, e non solo negli ultimi quindici anni.
Il professor Pasquino aggiunge che ai successi di Berlusconi si contrappone una pallida opposizione. Il nuovo leader dell’opposizione dei democratici, Dario Franceschini, è forse più chiaro ma non molto più carismatico del suo predecessore Walter Veltroni.
- Berlusconi è quindi primo ministro ”by default”, come dicono gli inglesi. In mancanza di meglio.
- Silvio Berlusconi ha comunicato che si candiderà alle elezioni del parlamento europeo in giugno. Con ogni probabilità sarà l’unico premier europeo a presentarsi in questo modo, fungendo da locomotiva elettorale. Ovviamente non ha intenzione di lasciare il governo per andare a Strasburgo, ma in questo modo aumenta l’interesse per le elezioni europee in Italia.
- - Una tipica mossa alla Berlusconi, piuttosto geniale. Adesso Berlusconi ha tutti i presupposti per rafforzare ed accrescere radicalmente la sua influenza in Europa, dice Andrea Ambrogetti, addetto stampa di diversi democratici italiani al parlamento europeo di Strasburgo.
Il nuovo partito di Berlusconi, PDL, potrebbe tranquillamente diventare il secondo più grande nel gruppo conservatore e cristiano-democratico PPE al parlamento europeo, dopo il tedesco CDU-CSU.
Ci sono diverse ragioni dietro questa possibilità. Berlusconi riceve un’aggiunta automatica per il fatto che i parlamentari di Alleanza Nazionale in futuro (al momento sono otto) entreranno nel PPE, mentre prima aderivano all’Unione per l’Europa delle Nazioni, di estrema destra. Allo stesso tempo, i conservatori Tories britannici hanno scelto di uscire dal PPE.
È un Berlusconi che intravede una buona occasione in Europa. Non è escluso che l’Italia per la prima volta possa ottenere la poltrona di presidente nel nuovo parlamento. Il candidato di Berlusconi è Mario Mauro, in parlamento già da dieci anni.
Si tratterebbe di una bella rivincita per Berlusconi dopo la magra figura a Strasburgo nel 2003, allorché litigando con il leader del gruppo socialista Martin Schulz lo chiamò kapò nazista. Che Berlusconi precedentemente abbia manifestato grande disinteresse nei confronti dell’Europa ed ignorato svariate direttive dell’UE è un’altra storia.

Il patrimonio identitario della Sardegna secondo Cappellacci

La cultura identitaria della Sardegna nell’idea mia, e di tanti altri per fortuna, è rappresentata dai Nuraghes, dalle coste, dai costumi, dalla lingua e dai dialetti, dai colori e dai profumi della terra, da queste e da tante altre cose che meriterebbero maggiore tutela.

La Giunta regionale della Sardegna (in tempo di crisi evidentemente non ha altro da fare), su proposta del Presidente, il burattino Cappellacci, che ha evidenziato la valenza storica e identitaria dello stemma della Regione Autonoma della Sardegna, ha deliberato (e le Delibere costano) di ripristinare l’utilizzo in tutti gli atti interni ed esterni della Regione Autonoma della Sardegna dello stemma della Regione Autonoma della Sardegna.

Il Presidente, ritenendo il predetto stemma patrimonio identitario, che per portata storica e valenza simbolica contribuisce a preservare la memoria e dà continuità al patrimonio archivistico degli atti dell’Amministrazione regionale, propone di ripristinarne l’utilizzo in tutti gli atti interni ed esterni della Regione Autonoma della Sardegna. Per garantire coerenza e omogeneità all’immagine complessiva dell’Ente il Presidente propone, inoltre, che lo stemma sia utilizzato anche nel portale istituzionale dell’Amministrazione, nei siti tematici e negli speciali in esso ricompresi ed in tutte le produzioni grafiche che contraddistinguono le attività di comunicazione istituzionale dell’Ente ivi compresi gli usi applicativi connessi alla partecipazione della Regione Sardegna a fiere, rassegne, convegni, mostre a livello nazionale ed internazionale.
Il Presidente sottolinea che, proprio in considerazione della necessità di adottare un sistema coerente di identità visiva che garantisca uniformità applicativa al suddetto simbolo, è indispensabile adottare uno specifico “Manuale d’uso”.

La Giunta regionale, sentita e condivisa la proposta del Presidente
DELIBERA
di ripristinare l’utilizzo in tutti gli atti interni ed esterni della Regione Autonoma della Sardegna dello stemma della Regione Autonoma della Sardegna, concesso con D.P.R. del 5 luglio del 1952, e assunto, da quella data, quale segno grafico identificativo dell’Amministrazione regionale;
di utilizzare il predetto stemma nel portale istituzionale dell’Amministrazione, nei siti tematici, negli speciali in esso ricompresi, nel SIBAR, su INTRAS, nella posta elettronica ed in tutte le produzioni grafiche che contraddistinguono le attività di comunicazione istituzionale dell’Ente ivi compresi gli usi applicativi connessi alla partecipazione della Regione Sardegna a fiere, rassegne, convegni, mostre a livello nazionale ed internazionale;
di estendere le disposizioni di cui alla presente deliberazione anche a tutti gli Enti, Agenzie, Aziende e Società in house della Regione Autonoma della Sardegna;
di sostituire i timbri in uso presso le diverse strutture laddove rechino il simbolo della bandiera.
di stabilire che al fine di consentire una ottimale applicazione delle predette disposizioni si proceda per fasi a dare attuazione a quanto disposto definendo la tempistica come segue:
a) entro 10 giorni dalla data di approvazione della presente deliberazione:
1. mettere a disposizione dell’Amministrazione, su INTRAS, il simbolo raffigurante lo
stemma ed alcuni modelli d’uso quali: decreti, determinazioni, deliberazioni,
corrispondenza;
2. sostituire il simbolo della bandiera con lo stemma nel portale istituzionale
dell’Amministrazione, nei siti tematici e negli speciali in esso ricompresi;
b) entro i successivi 20 giorni:
1. pubblicare su INTRAS il manuale d’uso contenente le indicazioni applicative dello
stemma;
di disporre che la Direzione Generale della Presidenza - Servizio trasparenza e comunicazione
dia attuazione alle suddette disposizioni in raccordo con la Direzione Generale degli Enti Locali e Finanze - Servizio Provveditorato, utilizzando professionalità e strumenti che valuterà necessari per il raggiungimento del predetto obiettivo.

DELIBERAZIONE N. 13/17 DEL 24.3.2009

Continuano a diminuire i prezzi alla produzione dei prodotti industriali

L’indice relativo ai prezzi dei prodotti venduti sul mercato interno ha registrato in febbraio un calo congiunturale dello 0,6 per cento e una diminuzione tendenziale del 3,3 per cento. Per i beni venduti sul mercato estero l’indice è diminuito dello 0,4 per cento in termini congiunturali e dell’1,4 per cento in termini tendenziali.

Nel mese di febbraio 2009, sulla base degli elementi finora disponibili,l’indice generale dei prezzi alla produzione dei prodotti industriali con base 2005=100 è diminuito dello 0,6 per cento rispetto al mese precedente e del 2,8 per cento rispetto al mese di febbraio 2008.
Nella media degli ultimi tre mesi(periodo dicembre-febbraio)l’indice è diminuito del 4,1 per cento rispetto ai tre mesi precedenti.

Nel febbraio 2009, gli indici dei prezzi dell’insieme dei prodotti industriali (venduti sui mercati interno ed estero) hanno registrato, rispetto a gennaio, variazioni negative per i beni di consumo (meno 0,1 per cento), i beni strumentali (meno 0,3 per cento), i beni intermedi (meno 1,0 per cento) e per l’energia (meno 0,9 per cento).

Nel confronto tra febbraio 2009 e lo stesso mese dell’anno precedente, gli indici hanno segnato incrementi per i beni di consumo (più 0,6 per cento) ed i beni strumentali (più 0,8 per cento), mentre si registrano diminuzioni per i beni intermedi (meno 2,8 per cento) e l’energia (meno 12,5 per cento).

Nel confronto tendenziale relativo al periodo gennaio-febbraio, le variazioni sono risultate positive per i beni di consumo (più 0,8 per cento) e per i beni strumentali (più 1,2 per cento) e negative per i beni intermedi (meno 1,9 per cento) e per l’energia (meno 11,5 per cento).

Ulteriori informazioni sono disponibili sul sito Istat (http://www.istat.it/)

Renato Soru: incontriamoci per ripartire insieme. Sabato appuntamento a Sanluri alle 15.30

Cari amici, scusate se per alcune settimane ho sentito la necessità di prendere una pausa, di riordinare le idee, di riflettere su come ripartire. Come forse molti di voi sanno, rientro nel cda di Tiscali per dare il mio contributo al rilancio e alla messa in sicurezza della società. E’ una responsabilità che ritengo di avere verso questa impresa - che ho fondato e che cinque anni fa ho lasciato per dedicarmi esclusivamente alla politica - verso la sua possibilità di crescita, i suoi finanziatori e verso le persone che ci lavorano.

Tuttavia, come avrete visto e letto, continuo il mio impegno in politica attraverso la presenza in Consiglio regionale, ma più che mai consapevole che è necessario radicare nella società sarda e in tutti i territori della Sardegna il progetto di cambiamento avviato in questi ultimi cinque anni, per un rinnovamento della politica nelle diverse forme di partecipazione, discussione, formazione e selezione della futura classe dirigente.

Da parte mia continuerò l'impegno nella costruzione di un vero Partito Democratico sardo insieme a chi in questo si riconosce: un partito che dovrà essere capace di rappresentare in modo autorevole le istanze della Sardegna, prima fra tutte la difesa del suo irripetibile ambiente, da noi tutelato perché unica ricchezza di cui disponiamo per costruire opportunità di lavoro e di benessere.

In questa recente campagna elettorale è emersa però, in maniera persino sorprendente, la volontà di partecipare di tanti giovani, di tante persone finora distanti dalla politica perché non motivati dagli attuali modelli e assetti dei partiti, ma assolutamente disponibili ad impegnarsi nel dibattito, nella necessità di difendere l’idea di una Sardegna dei diritti e delle responsabilità, totalmente alternativa a quella di Berlusconi e della sua maggioranza nella nostra regione.

E’ il momento di organizzare queste energie e questa appassionata volontà di partecipazione. Con diversi amici abbiamo deciso di proporvi la costituzione di un’associazione che chiameremo Sardegna Democratica, attraverso la quale organizzare i nostri incontri, la discussione, il lavoro di approfondimento delle nostre proposte, la vigilanza attiva e il controllo democratico dell’attività di governo della destra.

Potremo tenerci in contatto attraverso questo sito (www.renatosoru.it), che deve evolvere in una vera e propria rivista oltre che nella prima fonte di documentazione e informazione per tutti. Ma il lavoro più importante sarà quello che ciascuno di noi potrà fare attraverso l’apertura di sedi di incontro in ogni provincia e paese della Sardegna: sedi anche informali, non per forza stabili, ma che ci diano la possibilità di ritrovarci e confrontarci. Sardegna Democratica sarà l’associazione con cui costruire la rete territoriale per l’incontro di un’area più vasta, comprensiva dell’intero centrosinistra e del sardismo diffuso.

Il recente esito elettorale non ha intaccato la volontà di affrancamento e di emancipazione del popolo sardo, non ha scalfito la nostra storica aspirazione di autodeterminazione, non ha messo in secondo piano la necessità sempre viva di uscire dal ritardo di sviluppo assumendoci la nostra diretta responsabilità e non affidandoci a qualcuno che lo faccia per noi.

Dobbiamo insieme proseguire il percorso, comprendere il valore del cambiamento impresso in questi anni e da cui non vogliamo recedere, considerando questa una pausa per ripartire con nuova forza e determinazione.

L’associazione Sardegna Democratica sarà la testimonianza che negli uomini e nelle donne del centrosinistra c’è una profonda ed irriducibile volontà di non perdersi nel momento di difficoltà e di superare questa fase di smarrimento a partire dalle migliori energie e intelligenze della nostra isola.

Facciamo dunque il primo passo: incontriamoci sabato pomeriggio alle 15.30 all'Hotel Rosy di Sanluri (SS 131 km 41), per proseguire il nostro percorso insieme.

Renato Soru

L'occupazione ha smesso di crescere

Nel quarto trimestre 2008 il numero di occupati risulta pari a 23.349.000 unità segnalando una sostanziale interruzione della crescita su base annua (0,1 per cento, pari a 24.000 unità). Il risultato è sintesi di una dinamica ancora positiva nel Nord e nel Centro, dove risulta determinante il contributo fornito dai lavoratori stranieri, e fortemente negativa nel Mezzogiorno con una discesa tendenziale dell’1,9 per cento, pari a -126.000 unità. In termini destagionalizzati e in confronto al terzo trimestre 2008, l’occupazione nell’insieme del territorio nazionale registra una flessione pari allo 0,2 per cento.
Il tasso di occupazione della popolazione tra 15 e 64 anni è sceso di tre decimi di punto rispetto al quarto trimestre 2007, portandosi al 58,5 per cento.
Il numero delle persone in cerca di occupazione registra il quarto aumento tendenziale consecutivo, portandosi a 1.775.000 unità (+ 120.000 unità, pari al +7,3 per cento rispetto al quarto trimestre 2007).
Il tasso di disoccupazione passa dal 6,6 per cento del quarto trimestre 2007 all’attuale 7,1 per cento. Rispetto al terzo trimestre 2008, al netto dei fattori stagionali, il tasso di disoccupazione aumenta di due decimi di punto.



Sempre più giu la produzione industriale in Italia

Nel mese di gennaio 2009, sulla base degli elementi finora disponibili,l'indice della produzione industriale destagionalizzato, con base 2005=100, ha segnato una diminuzione dello 0,2 per cento rispetto a dicembre 2008; la variazione congiunturale della media degli ultimi tre mesi rispetto a quella dei tre mesi immediatamente precedenti è pari a meno 8,3 per cento. L'indice della produzione corretto per i giorni lavorativi ha registrato in gennaio una diminuzione tendenziale del 16,7 per cento
(i giorni lavorativi sono stati 20 contro i 22 di gennaio 2008). L'indice grezzo della produzione industriale ha registrato una diminuzione del 21,9 per cento rispetto a gennaio 2008.



Indici dei prezzi al consumo in Italia

Nel mese di febbraio 2009 l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività comprensivo dei tabacchi è stato pari a 137,0, registrando una variazione di più 0,2 per cento rispetto al mese di gennaio 2009 e una variazione di più 1,6 per cento rispetto allo stesso mese dell’anno precedente; al netto dei tabacchi l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività, pari a 136,4, ha presentato nel mese di febbraio 2009 una variazione congiunturale dipiù 0,2 per cento e una variazione tendenziale di più 1,6 per cento.

(clicca sull'immagine per ingrandirla)

Voci nel silenzio, la violenza domestica sulle donne

Paola è separata da tempo quando viene uccisa dall’ex marito, noto fisioterapista, con due coltellate alla schiena e al petto. L’uomo è stato arrestato.
Simona, 34 anni, sposata con un uomo che lavora nelle forze dell’ordine con cui ha una figlia. Viene picchiata e maltrattata, soprattutto quando il marito abusa di alcool. Decide di denunciarlo e separarsi da lui solo dopo essere stata minacciata con la pistola d’ordinanza, a seguito di un litigio. Nonostante la diffida, il marito continua a perseguitarla, costringendola così ad abbandonare la casa.
Sono 6,7 milioni le donne in Italia tra i 16 e 70 anni (il 31,9% delle donne in questa fascia d’età) che hanno subito forme di violenza fisica o sessuale nel corso della vita.
Solo il 6,2% degli stupri è opera di estranei, nel 67,9% dei casi l’autore è il partner, ex o attuale, e nel 17,4% dei casi un conoscente. Il 96% delle violenze non viene denunciato.
A Torino, nel cuore della città, trecento sagome viola e bianche raccontano la storia vera di donne morte per violenza domestica e danno voce alle vittime uscite dalla spirale della violenza grazie al
sostegno dei servizi attivi sul territorio e a un dramma su cui grava una pesante cortina di silenzio.

I dati
In Italia sono stimate in 6 milioni 743 mila le donne da 16 a 70 anni vittime di violenza fisica o sessuale nel corso della vita (il 31,9% della classe di età considerata). 5 milioni di donne hanno subito violenze sessuali (23,7%), 3 milioni 961 mila violenze fisiche (18,8%). Circa 1 milione di
donne ha subito stupri o tentati stupri (4,8%). Il 14,3% delle donne con un rapporto di coppia attuale o precedente ha subito almeno una violenza fisica o sessuale dal partner, se si considerano solo le donne con un ex partner la percentuale arriva al 17,3%. Il 24,7% delle donne ha subito violenze da un altro uomo. Mentre la violenza fisica è più di frequente opera dei partner (12% contro 9,8%), l’inverso accade per la violenza sessuale (6,1% contro 20,4%) soprattutto per il peso delle molestie sessuali. La differenza, infatti, è quasi nulla per gli stupri e i tentati stupri.

Nella quasi totalità dei casi le violenze non sono denunciate. Il sommerso è elevatissimo e raggiunge circa il 96% delle violenze da un non partner e il 93% di quelle da partner. Anche nel caso degli stupri la quasi totalità non è denunciata (91,6%). È consistente la quota di donne che non parla con nessuno delle violenze subite (33,9% per quelle subite dal partner e 24% per quelle da non partner).

I partner responsabili della maggioranza degli stupri. I partner sono responsabili della quota più elevata di tutte le forme di violenza fisica rilevate. I partner sono responsabili in misura maggiore anche di alcuni tipi di violenza sessuale come lo stupro nonché i rapporti sessuali non desiderati, ma subiti per paura delle conseguenze. Il 69,7% degli stupri, infatti, è opera di partner, il 17,4% di un conoscente. Solo il 6,2% è stato opera di estranei. Gli sconosciuti commettono soprattutto molestie fisiche sessuali, seguiti da conoscenti, colleghi ed amici. Gli sconosciuti commettono stupri solo nello 0,9% dei casi e tentati stupri nel 3,6% contro, rispettivamente l’11,4% e il 9,1% dei partner.

1 milione 400 mila donne hanno subito violenza sessuale prima dei 16 anni, il 6,6% delle donne tra i 16 e i 70 anni. Gli autori delle violenze sono vari e in maggioranza conosciuti. Solo nel 24,8% la violenza è stata ad opera di uno sconosciuto. Un quarto delle donne ha segnalato un conoscente (24,7%), un altro quarto un parente (23,8%), il 9,7% un amico di famiglia, il 5,3% un amico della donna. Tra i parenti gli autori più frequenti sono stati gli zii. Il silenzio è stato la risposta maggioritaria. Il 53% delle donne ha dichiarato di non aver parlato con nessuno dell’accaduto.

690 mila donne hanno subito violenze ripetute da partner e avevano figli al momento della violenza. Il 62,4% ha dichiarato che i figli hanno assistito ad uno o più episodi di violenza. Nel 19,6% dei casi i figli vi hanno assistito raramente, nel 20,2% a volte, nel 22,6% spesso.

(Istat: "La violenza e i maltrattamenti contro le donne dentro e fuori la famiglia")

Le donne subiscono più forme di violenza.
Un terzo delle vittime subisce atti di violenza sia fisica che sessuale. La maggioranza delle vittime ha subito più episodi di violenza. La violenza ripetuta avviene più frequentemente da parte del partner che dal non partner (67,1% contro 52,9%). Tra tutte le forme di violenze sessuali, le più diffuse sono le molestie fisiche, ovvero l’essere stata toccata sessualmente contro la propria volontà (79,5%), l’aver avuto rapporti sessuali non desiderati vissuti come violenza (19,0%), il tentato stupro (14,0%), lo stupro (9,6%) e i rapporti sessuali degradanti ed umilianti (6,1%).

Violenza fisica: ogni forma di intimidazione o azione in cui venga esercitata una violenza fisica su un’altra persona (uccidere, picchiare, privare di cure mediche, spintonare, rompere oggetti come forma di intimidazione, sputare contro, privare del sonno, impedire di uscire,…).

Violenza psicologica: ogni forma di abuso e mancanza di rispetto che lede l’identità; accompagna quasi sempre la violenza fisica e in molti casi la precede (si manifesta con molteplici tipologie e modalità come: offesa alla dignità della persona, induzione di una paura cronica tramite la continua minaccia, indurre senso di privazione, ecc).

Violenza sessuale: ogni imposizione di pratiche sessuali non desiderate (coercizione alla sessualità, umiliazione durante un rapporto sessuale, obbligo a ripetere delle scene pornografiche, l’essere prestata ad un amico per un rapporto sessuale, ecc.).

Violenza economica: ogni forma di privazione e controllo che limiti l’accesso all’indipendenza economica di una persona (tenerla in una di privazione economica continua, impedirle di lavorare, sminuire il suo lavoro, ecc.).
(Fonte: Progetto Arianna e Ministero per i diritti e le Pari Opportunità)

La manifestazione "Voci nel silenzio"
Con l’iniziativa "Voci nel silenzio" la Regione Piemonte mette in piazza il problema della violenza domestica installando in Piazza San Carlo 300 sagome che riportano le testimonianze di donne vittime di violenza raccolte grazie all’aiuto delle forze dell’ordine, dei servizi sociali e sanitari e delle associazioni.
La manifestazione è un’importante occasione per fare emergere la parte sommersa del fenomeno, per contribuire alla prevenzione dei comportamenti violenti e per mostrare quelli che sono gli strumenti concreti di lotta alla violenza.
Dopo i due giorni sotto la mole, l’evento si ripeterà nelle principali piazze dei capoluoghi di Provincia per concludersi il 25 novembre in occasione della giornata mondiale per l’eliminazone della violenza sulle donne. Il prossimo appuntamento è a Vercelli il 13 marzo 2009.


Franco Battiato in concerto a Torino: musica e poesia in un'Italia schiacciata dagli abusi del potere

Torino, 23 febbraio 2009, Franco Battiato in concerto al Teatro Colosseo: "Ho incontrato un pubblico che è un’altra Italia da quella che emerge dai quotidiani, dai telegiornali.

Quando intono “Povera patria”, poi, vengono giù i teatri”.
Povera patria!
Schiacciata dagli abusi del potere
di gente infame, che non sa cos'è il pudore,
si credono potenti e gli va bene quello che fanno;
e tutto gli appartiene.
Tra i governanti, quanti perfetti e inutili buffoni!

Questo paese è devastato dal dolore...
ma non vi danno un po' di dispiacere
quei corpi in terra senza più calore?
Non cambierà, non cambierà
no cambierà, forse cambierà.

Ma come scusare le iene negli stadi e quelle dei giornali?
Nel fango affonda lo stivale dei maiali.
Me ne vergogno un poco, e mi fa male
vedere un uomo come un animale.
Non cambierà, non cambierà
sì che cambierà, vedrai che cambierà.

Voglio sperare che il mondo torni a quote più normali
che possa contemplare il cielo e i fiori,
che non si parli più di dittature
se avremo ancora un po' da vivere...
La primavera intanto tarda ad arrivare.


(Franco Battiato, “Povera patria”, da "Come un cammello in una grondaia", 1991)

Beppino Englaro: Questa legge è una barbarie

Il testo dell'intervista di Paolo Flores d'Arcais a Beppino Englaro

D’ARCAIS: Per 17 anni, di fronte alla sua richiesta che la volontà di sua figlia Eluana venisse rispettata, il mondo oscurantista ha risposto che quella volontà non era stata accertata. Ora una nuova legge, che è in Parlamento, stabilisce che non è più questione di accertare la volontà, ma il sondino sarà obbligatorio, quale che sia la volontà del paziente, anche fatta di fronte a un notaio. Quindi è evidente che quelle motivazioni erano una scusa, il mondo oscurantista non vuole che la decisione sulla propria vita appartenga a chi la vita la vive. Per questo contro questa legge otto persone della società civile hanno lanciato l’idea di una manifestazione sabato prossimo a Piazza Farnese alle ore 15.00. So che lei per motivi familiari molto gravi non potrà essere presente di persona, ma credo che la sua partecipazione, anche indiretta, a questa manifestazione sia di grandissima importanza.

ENGLARO: Guardi, per me la libertà fondamentale come diritto di farsi curare o di rifiutare la cura, non può trovare limitazione alcuna quando la persona interessata non è in grado di determinarsi, ed è stato il caso di Eluana. Noi le abbiamo dovuto dare voce, e questo ce l’ha riconosciuto la sentenza della Corte Suprema di Cassazione del 16 ottobre, dove appunto si diceva che non si può decidere né al posto né per, ma con, e noi questo l’avevamo fatto presente e i Magistrati hanno riconosciuto questa volontà. Noi ci siamo rivolti alla Magistratura e la Magistratura ha riconosciuto questa volontà dell’Eluana.

D’ARCAIS: Ma appunto questa legge stabilisce che non è più questione di volontà del paziente, che il sondino è obbligatorio, una sorta di sondino di Stato obbligatorio per tutti. Come giudica questa legge?

ENGLARO: Per me è semplicemente assurda e anti costituzionale, perché non può discriminarmi. La Costituzione italiana non lascia discriminare le persone per nessuna ragione al mondo, ed è chiaro questo. Dal momento che non posso, nella condizione personale capace di intendere e di volere, rifiutare dal trattamento sanitario più banale a quello estremo di salva vita, non vedo perché una volta che mi trovi nella situazione personale non più capace di intendere e di volere, perda questo diritto fondamentale.

D’ARCAIS: Questa legge, oltre tutto, non solo stabilisce che il sondino sarà obbligatorio, anche se in un testamento biologico la persona avesse detto l’opposto e ogni tre anni fosse andato dal notaio a riconfermare questa sua scelta, ma dice che nessuna macchina e nessun sondino si potrà togliere anche a un paziente perfettamente cosciente e in fine di vita. Quindi è una legge ancora più pesante e crudele.

ENGLARO: L’articolo 13 della Costituzione proclama l’inviolabilità della libertà personale, nella quale è postulata anche la sfera di esplicazione del potere della persona di disporre del proprio corpo, ed è questo che emerge sempre anche nella sentenza della Corte Suprema della Cassazione del 16 ottobre. E quindi non può essere diverso, perché la società italiana di nutrizione parenterale ed enterale, la SINPE, sa che questo è un trattamento sanitario. Ma bisogna distinguere fra naturalità e l’artificialità. Parliamo di alimentazione e idratazione forzata. Questa è una artificialità, che non ha niente a che vedere con la naturalità.

D’ARCAIS: Come risponde quindi ai parlamentari che si apprestano a votare comunque una legge di questo genere?

ENGLARO: Per noi non esiste modo migliore per tutelare la vita, se non affidare la decisione al riguardo a chi la vive, in qualsiasi condizione, questo è chiaro e non può essere diverso.

D’ARCAIS: Lei pensa che su un tema così importante sia una esagerazione scendere in piazza o sia una necessità, di fronte a una legge che tra pochi giorni andrà in Parlamento?

ENGLARO: I cittadini devono tutelare le loro libertà fondamentali. E’ naturale che si debba scendere in piazza a questo punto se noi non possiamo fare affidamento sulle nostre libertà fondamentali, che ci vengono tolte. E praticamente passiamo da uno stato di diritto, io l’ho sempre detto, a uno stato etico; e quindi se i cittadini si lasciano imporre uno stato etico, sarebbe il colmo dei colmi. E credo che i cittadini italiani, come ha sottolineato lei, otto su dieci lo sanno già sin d’ora questo fatto, molto probabilmente saranno molti di più dopo.

D’ARCAIS: Lei ha citato la società medica che si occupa della nutrizione artificiale. Ma l’associazione dei medici delle cure palliative, cioè i medici che seguono i malati in fase terminale, già 10 giorni fa ha mandato un appello pubblico che purtroppo nessuna televisione e quasi nessun giornale ha ripreso, in cui spiega che l’interruzione della nutrizione e della idratazione, nell’ultimo periodo, gli ultimi mesi o settimane di vita di molti pazienti malati di cancro, è la prassi normale dei protocolli attuali. Perché l’idratazione aumenta le sofferenze del paziente terminale, non è vero che togliere l’idratazione significa far morire il paziente di sete, al contrario, dicono questi medici, imporre l’idratazione aumenta enormemente le sofferenze del paziente, oltre a prolungarle.Ecco, questa legge che pretende di imporre delle sofferenze supplementari a un malato terminale, con quali aggettivi possiamo più ormai definirla?

ENGLARO: Guardi, non conoscono le basi medico scientifiche di questo. Il professor Gian Domenico Borasio della cattedra di Medicina palliativa del Centro interdisciplinare di cure palliative del Policlinico dell’Università di Monaco, in un suo articolo pubblicato da un grande giornale italiano spiega chiaramente questo, su basi medico scientifiche.

D’ARCAIS: Cioè che l’idratazione aumenta la sofferenza.

ENGLARO: Esattamente, lo spiega molto, ma molto bene. Basta leggere questa parte medico scientifica riguardo le cure palliative, perché non solo lui, ben si intende, anche i palliativisti italiani sono dello stesso parere. Ma questo, diciamo, è un centro dei più evoluti internazionali se non mondiali, dove vengono chiarite queste basi, che i palliativisti italiani conoscono molto bene, credo che anche ultimamente il dottor Mauro Marinari abbia chiarito questo fatto, se non sbaglio.

D’ARCAIS: Perché allora dei parlamentari si apprestano a fare una legge che in pratica torturerà i malati terminali, per ignoranza, per quale altro motivo?

ENGLARO: Secondo me è solo ignoranza di queste basi medico scientifiche, e la confusione che ha creato la vicenda di mia figlia Eluana, purtroppo, ma le basi medico scientifiche sono chiare e, come ho già detto, le ha spiegate molto bene il professor Borasio e tutti i palliativisti italiani sono a conoscenza di queste cose. Manca solo questo, non possono giocare a fare i negazionisti su queste basi, questo è il mio parere.

D’ARCAIS: Lei dice solo per ignoranza, perché la vicenda di sua figlia ha creato confusione. Ma in che senso confusione? Forse ha chiarito le cose. C’è una parte evidentemente maggioritaria oggi nel Parlamento, che preferisce scegliere una ideologia imposta dalla Chiesa contro ogni evidenza scientifica e ogni libertà del paziente.

ENGLARO: Qui parliamo sempre di libertà fondamentali e costituzionali basate su cose medico scientifiche, tutto qui. Basta chiarire queste cose. Basta chiarire, dal punto di vista costituzionale, che la sentenza di Cassazione è molto chiara, basta leggerla attentamente, sono 60 pagine, e basta anche chiarire queste basi medico scientifiche a livello internazionale su questo punto, perché sono gli altri che hanno interesse a creare questa confusione così che i cittadini non abbiano chiarezza. Ma come lei ha già sottolineato, credo che i cittadini non si lascino trascinare dentro questa confusione, hanno le idee più chiare, più chiare dei nostri parlamentari, su questo non c’è il benché minimo dubbio.

D’ARCAIS: Lei parla quindi di cittadini che devono…

ENGLARO: Cittadini comuni come Beppino Englaro.

D’ARCAIS: Che devono in qualche modo manifestare, ma anche, la proposta è venuta dal professor Ignazio Marino, se questa legge passerà, l’unico modo per i cittadini è cercare di abrogarla con un referendum. Pensa che questa sia una strada, se verrà approvata la legge?

ENGLARO: Senz’altro, ma penso che potrebbe esserci o dovrebbe esserci una strada più breve: che la stessa Corte Costituzionale ritenga questa legge anti costituzionale. Credo dovrebbe esserci una strada del genere, senza ricorrere a un referendum che credo che porti via troppo tempo. Questa legge secondo me è anti costituzionale e basta portarla al vaglio della Corte Costituzionale per farla abrogare in tempi più rapidi. Sono un po’ ignorante in materia giuridica, ma credo che dovrebbe esserci questa strada, perché è troppo manifestamente anti costituzionale.

D’ARCAIS: Forse addirittura ormai più che anti costituzionale, propone delle sofferenze a chi già soffre, la cosa fa veramente scandalo.

ENGLARO: Per me è una barbarie, in parole povere, è una barbarie sottoporre le persone a queste condizioni, lasciare queste persone in queste condizioni.

D’ARCAIS: Il tema del testamento di fine vita non è solo un tema italiano, è un tema che vale per tutta l’Europa, ci sono paesi con legislazioni molto avanzate, nel rispetto delle volontà individuali, e paesi molto arretrati, alcuni più arretrati dell’Italia, fino ad oggi, da domani non più. Lei pensa che questo dovrebbe essere un tema cruciale anche per la politica e per le elezioni europee, quindi per tutta l’Europa?

ENGLARO: Senza la benché minima ombra di dubbio. Il caso italiano va sollevato in Italia, ma è un problema europeo, perché abbiamo visto che c’è stato un ricorso, per la vicenda di Eluana, anche a livello europeo, che è stato irricevibile; e quindi la problematica del fine vita non è solo italiana, è europea e addirittura anche universale. E senz’altro, dato che l’Italia appartiene al contesto europeo, va affrontato a questo livello, nella maniera più assoluta in questo momento.Senz’altro deve arrivare a questi livelli europei, e dobbiamo avere una visione della cosa a livello europeo.

D’ARCAIS: Lei pensa che sabato potremo collegarci con lei per telefono o la cosa le crea problemi insormontabili?

ENGLARO: No, senz’altro mi farà piacere essere collegato. Guardi, è una cosa che ci riguarda tutti ed è giusto farlo, visto il vostro impegno anche io il mio piccolo contributo lo devo dare, perché voi vi state impegnando tantissimo e siete sempre impegnati, mi avete anche dato molto sostegno nella mia vicenda, ed è giusto, è il minimo che debba fare anch’io.
(da Micromega, 20 febbraio 2009)

Perchè "Il Giornale" e "Avvenire" non danno dell'assassino a Berlusconi?

Per il Vaticano e per il Governo Berlusconi Beppino Englaro è un assassino. L'hanno ripetuto ieri "Avvenire", il quotidiano della Santa Sede, e "Il Giornale" della famiglia Berlusconi. Si apre più o meno con queste parole, che nessun quotidiano italiano è riuscito a scrivere, uno dei tanti articoli che il quotidiano spagnolo "El paìs" ha dedicato al caso di Eluana Englaro. E' la carità cristiana che li spinge a chiamare assassino il papà di Eluana?
Invece per noi Beppino Englaro è il vero Cavaliere, l'esempio civico, il padre che qualunque figlio vorrebbe avere.

Ma è più assassino il papà di Eluana o il papà di un bimbo abortito al settimo mese di gravidanza, abortito solo perchè quel bambino non sarebbe nato sano?

Chiediamo una risposta al "Giornale" della famiglia di Silvio Berlusconi. Chiediamo una risposta al quotidiano "Avvenire". Chiediamo una risposta al Senatore PDL Maurizio Gasparri. Chiediamo una risposta al Senatore PDL Italo Bocchino. Chiediamo una risposta al Senatore PDL Gaetano Quagliariello. Chiediamo una risposta al Ministro PDL Maurizio Sacconi. Chiediamo una risposta al Vaticano. Chiediamo una risposta agli sciacalli di questi giorni, a Bruno Vespa, a Emilio Fede, a quelli che di fronte alla clinica "La Quiete" protestavano con le bottigliette di plastica in mano, ai vescovi, ai preti che hanno occupato le tv pubbliche e private, che hanno rilasciato alle agenzie di stampa le loro dichiarazioni, a quelli che hanno sporto le denunce contro i medici e i familiari di Eluana.

E' assassino il padre di un bimbo abortito al settimo mese di gravidanza solo perchè non sarebbe nato sano?

Perchè se così fosse le persone citate e le tante non citate dovrebbero, loro malgrado dare dell'assassino al Presidente del Consiglio. E' proprio lui quel padre.

E per salvare la vita di quella creatura non sarebbe stato nemmeno necessario un decreto legge, non sarebbe stato necessario riunire le camere per approvare una legge in fretta e furia, non sarebbe stato necessario annullare una sentenza passata in giudicato, non sarebbe stato necessario occupare per ore e ore le televisioni pubbliche e quelle di proprietà, non sarebbe stato necessario l'intervento del Vaticano. Sarebbe bastato molto meno: sarebbe stato sufficente rispettare la Legge italiana.

A confessarlo in un'intervista dell'8 aprile 2005 rilasciata al corriere della sera (leggi l'intervista dal sito del Corriere) e Veronica Lario, moglie di Silvio Berlusconi: "Al quinto mese di gravidanza ho saputo che il bambino che aspettavo era malformato e per i due mesi successivi ho cercato di capire, con l’aiuto dei medici, che cosa potevo fare, che cosa fosse più giusto fare. Al settimo mese di gravidanza sono dolorosamente arrivata alla conclusione di dover abortire."

Aspettiamo con pazienza di leggere di un padre assassino su "Il Giornale", su "Avvenire", sui titoli del prgramma (non me la sento di chiamarlo TG) di Emilio Fede...

Non vince la scienza - di Umberto Veronesi

"Io non mi sono mai sognato di contestare alla Chiesa il suo diritto a restare fedele a se stessa, cioè ai comandamenti che le vengono dalla Dottrina... ma che essa pretenda d'imporre questi comandamenti anche a me che non ho la fortuna di essere un credente, cercando di travasarli nella legge civile in modo che diventi obbligatorio anche per noi non credenti, è giusto? A me sembra di no".


La sentenza della Cassazione non sancisce la vittoria degli scienziati, né dei laici, né di qualche schieramento politico, ma dei cittadini e dei principi della Costituzione che ne tutelano la libertà. E una volta di più i nostri giudici dimostrano la loro fedeltà a questa Costituzione, e la loro indipendenza intellettuale dalle pressioni ideologiche. Perché proprio dei diritti di tutti i cittadini alla libertà individuale stiamo parlando nella vicenda di Eluana Englaro.

Con “tutti”intendo innanzitutto credenti e non credenti. Sono un laico che ha un profondo rispetto per le idee della religione, di ogni religione, e penso che sia legittimo che la Chiesa le promuova verso chi crede. Tuttavia in Italia ci sono dieci milioni di cittadini che ufficialmente si dichiarano non credenti e diversi milioni che si definiscono parzialmente credenti. Credo che si debba tenere conto anche delle loro idee, e soprattutto dei loro diritti.

Mi ritrovo nelle parole che scrisse Indro Montanelli “Io non mi sono mai sognato di contestare alla Chiesa il suo diritto a restare fedele a se stessa, cioè ai comandamenti che le vengono dalla Dottrina…ma che essa pretenda d’imporre questi comandamenti anche a me che non ho la fortuna di essere un credente, cercando di travasarli nella legge civile in modo che diventi obbligatorio anche per noi non credenti, è giusto? A me sembra di no”.

Che si opponga il Vaticano alla realizzazione della volontà di Eluana di non vivere come un vegetale, ma che sia chiaro che questa negazione è basata su posizioni di fede e dunque il suo messaggio si rivolge a chi la fede ce l’ha. Devo aggiungere che è un messaggio che stupisce un poco chi segue con attenzione il pensiero teologico, perché non è propriamente in linea con la cultura tradizionale religiosa,che ha sempre visto la morte come evento naturale, parte del disegno divino, e ha sempre guardato con perplessità all’estensione dell’intervento delle tecnologia medica sulla vita dell’uomo. Non è questo, tuttavia l’oggetto del dibattito che ferve intorno ad Eluana e soprattutto non è, come sembra, la posizione del Vaticano rispetto a quella della Scienza.

Il caso Englaro è aperto da 16 anni perché le sue volontà sono state “ricostruite”, e non espresse per iscritto. Rifiutare le cure è un diritto nel nostro Paese, così come lo è non mangiare e non bere . Se decido di fare uno sciopero del fame e della sete, nessuno può infilarmi un sondino nel naso o cacciarmi un flebo nelle vene. Sarebbe un reato. Allo stesso modo sarebbe incostituzionale obbligarmi a vivere come un vegetale, se io ho espresso per iscritto in piena lucidità, il mio rifiuto di questa condizione.

Il dibattito non è neppure, come qualcuno vuol far credere, se Eluana si può risvegliare o no. Crea equivoci chi parla di omicidio. Eluana è morta 16 fa. Vivono, anzi vegetano proprio come piante, gli organi del suo corpo. La situazione clinica non lascia purtroppo spazio al dubbio di un futuro risveglio perché nessuno si risveglia da un coma dopo un anno, figuriamoci dopo 16 anni! Esistono casi di coma transitorio che hanno probabilità di reversibilità e su questi la medicina può fare molto . Ma non è quello di Eluana, che è definito appunto “stato vegetativo permanente”.

Dobbiamo arrenderci al fatto che al là di certi confini la medicina tecnologica non va, e dobbiamo avere il coraggio di ammetterlo. Anzi, nella percezione della gente, i limiti della medicina vanno già al di là delle aspettative. Infatti è nata in questi ultimi anni una nuova paura che si affianca a quella atavica del dolore e della morte: la paura della vita artificiale. La medicina moderna, con le sue tecnologie sempre più sofisticate, è arrivata creare, come esito non voluto delle metodiche di rianimazione e terapie intensive, una condizione nuova di “vegetante” (che è quella di Eluana oggi) che inquieta nel profondo molti di noi. Per questo già cinque anni fa ho avviato in Italia una campagna a favore del testamento biologico: per dare, a chi lo desidera, la possibilità di rifiutare un’esistenza artificiale.

In Senato ho presentato una legge su questo tema: 9 punti per affermare la libertà delle persone di decidere delle cure che vogliono o non vogliono ricevere, ma anche dei medici di rifiutare di realizzare le volontà dei malati, se vanno in contrasto con le proprie convinzioni etiche e morali. Se ci fosse un testamento Biologico di Eluana, la sua dolorosa vicenda non sarebbe esistita. La sentenza di oggi ha coraggiosamente superato questa difficoltà, non in nome del laicità e neppure in nome della scienza, ma nel rispetto del diritto di ogni cittadino a decidere per sé, qualsiasi fede o idea egli difenda.

È un buon segnale. C’è nelle società di tutto il mondo una voglia concreta di libertà di pensiero e di tolleranza. Lo hanno dimostrato anche le reazioni alle critiche del Vaticano nei confronti della posizione di apertura di Obama alla ricerca sulle staminali embrionali. Anche qui bisognerebbe sgombrare il campo dagli equivoci. Il tema dei diritti dell’embrione è controverso per motivi etici e religiosi, e per questo la ricerca è bloccata quasi ovunque nel mondo. Ma nessuno ha mai pensato di generare embrioni per farne una fabbrica di staminali. Certamente non in Italia. Ciò che noi abbiamo proposto da anni è l’utilizzo per scopi di ricerca degli embrioni non più utilizzabili per la procreazione, quelli che giacciono nei frigoriferi delle cliniche ginecologiche e che sono destinati a finire giù dal lavandino invece che sotto la lente di un microscopio.
(da la Repubblica 14 novembre 2008)

Renato Soru, speranza della sinistra e incubo di Berlusconi

E’ lui che rovina i fine settimana di Silvio Berlusconi. Dopo che a dicembre, rompendo con la la sua maggioranza di centro-sinistra, si è dimesso dalla Presidenza della Giunta regionale della Sardegna, e ha richiamato alle urne gli elettori, Renato Soru obbliga il capo del governo italiano a moltiplicare gli spostamenti nell’Isola.


Meno di un anno dopo la sua larga vittoria alle legislative, il Cavaliere ha infatti scelto di trasformare il voto locale del 14 febbraio, che riguarda meno di 1,5 milioni di elettori, in una battaglia nazionale.

Anti-Silvio. Nelle vie di Alghero, di Sassari e di Cagliari, il nome del candidato del Partito del popolo della libertà (PDL), Ugo Cappellacci, è in pratica sparito in favore di un "Berlusconi presidente" molto evocativo. "Mette tutto il suo potere e tutti i suoi mezzi di comunicazione in gioco perché non vuole avere di fronte interlocutori, ma sudditi ubbidienti", attacca il presidente uscente della Regione Sardegna, che riconosce solo obtorto collo che "forse è anche" la propria personalità che giustifica una simile mobilitazione della destra italiana. Perché il Cavaliere vuole non solamente mostrare che egli rimane il padrone della politica italiana, ma anche, visibilmente, uccidere nella culla l’ascesa sulla scena nazionale di chi appare come una delle poche risorse di un partito democratico (PD) in piena scomposizione. Per la stampa italiana, e in particolare il settimanale progressista L’Espresso, Soru è oggi l’"anti-Silvio".

A soli 51 anni, Renato Soru incarna, per molti suoi concittadini, il rinnovamento politico e un modello di successo sociale che non ha nulla da invidiare alla storia dell’imperatore delle televisioni private italiane. Il nome di Soru è infatti legato a Tiscali, l’operatore telefonico e il server Internet che ha fondato e che resta uno dei maggiori successi economici della Penisola degli ultimi due decenni. "E’ l’orgoglio dell’industria italiana", commenta fieramente chi è stato indicato qualche anno fa come il "Bill Gates sardo". "Sia io che Berlusconi siamo due imprenditori, ma le nostre storie sono totalmente diverse", si affretta a precisare questo uomo austero che ha fatto della meritocrazia e del rispetto delle regole due dei suoi Leitmotiv politici. La notte, nella macchina che lo riporta dal nord della Sardegna a Cagliari al termine di uno sfiancante tour elettorale, sottolinea: "L’avventura di Tiscali mi è piaciuta molto, era un’impresa innovatrice e competitiva". Ma nel 2004, egli ha lasciato gli affari per la politica. Il ricco industriale di origine modesta, attaccatissimo alla propria identità sarda e che non è mai stato tesserato da nessuna parte (contrariamente alla maggioranza dei dirigenti del PD, ex-comunisti o ex-democristiani) fa il grande salto. Verso il centro-sinistra.

Pelle dura. "Da molto tempo, pensavo al necessario rilancio della Sardegna - spiega il candidato -. Ero particolarmente preoccupato dalla distruzione del territorio e delle coste dell’Isola. Poi sono venuti a chiedermi di mettermi a disposizione. La destra (berlusconiana) era allora trionfante. Ci ho riflettuto a lungo, poi ho pensato che dovevo mettere i miei progetti individuali dietro un progetto collettivo. Altrimenti, avrei perduto il diritto di lamentarmi". Il suo ritiro da Tiscali è stato di recente ufficializzato attraverso la nomina di un fiduciario autonomo, in conformità alla legge sul conflitto d’interessi della Regione sarda che ha fatto approvare. Renato Soru non può più decidere di niente che riguardi le sue società, in modo particolare per ciò che riguarda l’Unità, il vecchio organo del Partito comunista italiano (PCI) che egli ha salvato dal fallimento perché, giura, "Gramsci (il fondatore del giornale e del PCI) era sardo". A Roma, si ironizza sull’aspetto totalmente disinteressato dell’iniziativa.

Yachts. "Soru è una vera, una formidabile pelle dura come devono esserlo i leader politici - ha commentato l’editorialista del Riformista (centro-sinistra) Giampaolo Pansa -. Duro, distante, antiseduttore. Autoritario. Diffidente. Sobrio sino all’ostentazione della sobrietà. Chi potrà fermarlo quando deciderà di dare l’assalto al quartier generale del PD?". Per ora, mentre certe sue misure, come la tassa sugli yacht, hanno suscitato perplessità fra i suoi stessi concittadini che vivono di turismo, Renato Soru assicura che il suo obiettivo è solo la presidenza della sua Isola e che se sarà rieletto, resterà al servizio esclusivo dei Sardi per cinque anni. "Si tratta di un impegno", ripete. Come prova della sua coerenza politica, ha preferito dare le dimissioni piuttosto che accettare una revisione della legge urbanistica in difesa dell’ambiente sabotata da una parte della sua stessa maggioranza. Ma a proposito della sua irruzione nella politica del 2004, Soru riconosce che "esistono talvolta circostanze in cui bisogna portare un vessillo".

6 febbraio 2009 - LIBERATION
Eric Jozsef(traduzione di Alessandro Mongili)

Sacconi come Aribert Heim: Dottor tortura


E se arrivassero i carabinieri? E se alla «Quiete» di Udine si presentasse un medico scortato dalle forze dell’ordine? Quello che, secondo quanto previsto dal governo, potrebbe interrompere da un momento all’altro la procedura. Anzi, invertirla. Quelli hanno interrotto l’alimentazione? E noi la riprendiamo. Loro hanno sospeso l’idratazione? E noi la riattiviamo. Uno scenario raccapricciante che aggiunge dolore al dolore e dimostra, una volta di più, come la volontà di Eluana, difesa dal padre e certificata dalla Corte di Cassazione, non conti davvero nulla.

Se i medici del ministro Sacconi varcheranno la soglia della camera potrebbero fermare il protocollo aviato dai medici di Eluana in ogni momento, «con il protocollo adottato dai medici della famiglia Engalro non esiste irreversibilità: finché il cuore non cessa di battere è sempre possibile mettere in atto quella che si chiama “rianimazione metabolica”». Che, ovviamente, non significa il risveglio di Eluana (cosa impossibile) ma idratarla nuovamente.«Dal punto di vista medico possono sempre riportare Eluana nella condizione di adesso, tranne qualche possibile danno a carico dei reni e qualche problema a livello cerebrale, ma nella situazione di Eluana cambierebbe ben poco», spiega Riccio.

Il paradosso, dunque, è che i “medici del governo” potrebbero, da un momento all’altro, non solo interrompere la procedura iniziata dai colleghi di Udine, ma addirittura sottoporre il corpo di Eluana a una vera e propria rianimazione con l’obbiettivo, incomprensibile, di riprendere quell’accanimento terapeutico che lei stessa, come testimoniato dal padre, non avrebbe mai voluto subire. Un’invasione del suo corpo e della sua volontà, insomma. O forse, più semplicemente, una nuova forma di tortura nazista. Decisa per legge.
Aribert Heim, il medico che nel campo di concentramento di Mauthausen torturo' centinaia di persone, ha tovato un emulatore nel XXI secolo: il ministro Maurizio Sacconi.

La barzelletta di Berlusconi sugli ebrei: solo gli sciocchi ridono

Oltre ad Anna Frank e a David Rubinowicz, i nazisti ne sterminarono un altro milione e mezzo di bambini. Non si sà se furono prima "spostati dalla cintola in giù": i forni crematori non lasciarono tracce.

Ciò che è certo e che David e Anna non avrebbero mai immaginato che, 60 anni dopo, il loro dramma avrebbe dato spunto ad un milanese, al suo commercialista mezzo cagliaritano e a 4 nuoresi burloni, per trascorrere un'allegra serata in compagnia.


La racconta Silvio Berlusconi al Teatro Eliseo di Nuoro:" la sapete quella sui campi di concentramento? Un Tedesco dice ai prigionieri: 'per voi ho una notizia buona e una meno buona; quella buona è che metà di voi saranno trasferiti in un altro campo. Quella meno buona e che la parte di voi che verrà trasferita è quella che va dalla cintola in giù" (Risate dalla platea di centro destra, cattolici compresi....immagino).

Enzo Biagi raccontò tutto del Diario di David Rubinowicz, che era un bambino Ebreo-Polacco figlio di contadini che giorno per giorno annottava quello che avveniva nel campo di concentramento. Racconta Biagi che la frase che più lo colpì fu questa: "Oggi hanno portato via la bambina più bella". Del Diario, Biagi ne fece pure un documentario, intitolato 'Il Giudice', perchè secondo lui quel bambino e quella bambina sono l'unico vero Giudice della storia.

Assieme ad Anna Frank e a David ne sterminarono un altro milione e mezzo di bambini. Non si sà se furono prima "spostati dalla cintola in giù": i forni crematori non lasciarono tracce. Ciò che è certo e che David e Anna non avrebbero mai immaginato che, 60 anni dopo, il loro dramma avrebbe dato spunto ad un milanese, al suo commercialista mezzo cagliaritano e a 4 nuoresi burloni, per trascorrere un'allegra serata in compagnia.

Dice Biagi che "ad Auschwitz il laghetto in cui buttavano le ceneri di tutti coloro che erano passati dai forni, è secco". Secco come il fondale dell'abisso in cui è sprofondato questo paese. Questo si fallito! E si pretende anche che si rida e si sorrida.(commento postato da Salvatore Saba sul blog di Renato Soru)

Marea nera sulle spiagge di Calasetta

Un nuovo disastro ecologico sul litorale di Calasetta (Sardegna sud-occidentale). Una marea di catrame ha coperto gli scogli di mangiabarche. Si teme che il disastro sia stato causato da una petroliera che ha lavato le stive a ridosso della spiaggia. La marea nera è salita per quasi due metri sugli scogli. Uno spettacolo terribile.




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Berlusconi, plurindagato e coperto dal lodo alfano, da del fallito a Soru

Dal Blog di Antonio Di Pietro

Ci vuole veramente una gran faccia di bronzo.

“Mister unpercento” ha problemi mentali se lui, proprio lui, un plurindagato al governo, si esprime nei confronti di un imprenditore come Soru con le affermazioni che oggi leggiamo sui giornali.Silvio Berlusconi, che sfrutta le istituzioni per sfornare leggi per sé, per le sue aziende e per i suoi amici, dovrebbe essere prima Presidente del Consiglio, poi capo di un partito. Sicuramente dovrebbe occuparsi dei problemi economici nazionali e non far campagna elettorale a spese dei contribuenti.
Ricordo a “Mister unpercento Berlusconi” alcuni dettagli che forse sfuggono alla sua memoria.

Soru non utilizza concessioni pubbliche delle frequenze televisive, fonte di enormi guadagni, pagando le briciole dell’1% di fatturato di RTI agli italiani.

Soru non era sodale di Craxi e tesserato alla P2.

Soru non ha finanziato illecitamente Craxi per costruire la fortuna delle sue aziende.

Soru non si difende dalla concorrenza di Sky portando l’IVA dal 10 al 20%.

Soru non ha assoldato Cesare Previti per corrompere i giudici di un processo.

Soru non ha depenalizzato il falso in bilancio.

Fare l’imprenditore con le concessioni pubbliche e il sostegno dei piduisti riuscirebbe perfino a Vanna Marchi, signor Presidente del Consiglio.

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