E’ lui che rovina i fine settimana di Silvio Berlusconi. Dopo che a dicembre, rompendo con la la sua maggioranza di centro-sinistra, si è dimesso dalla Presidenza della Giunta regionale della Sardegna, e ha richiamato alle urne gli elettori, Renato Soru obbliga il capo del governo italiano a moltiplicare gli spostamenti nell’Isola. Meno di un anno dopo la sua larga vittoria alle legislative, il Cavaliere ha infatti scelto di trasformare il voto locale del 14 febbraio, che riguarda meno di 1,5 milioni di elettori, in una battaglia nazionale.
Anti-Silvio. Nelle vie di Alghero, di Sassari e di Cagliari, il nome del candidato del Partito del popolo della libertà (PDL), Ugo Cappellacci, è in pratica sparito in favore di un "Berlusconi presidente" molto evocativo. "Mette tutto il suo potere e tutti i suoi mezzi di comunicazione in gioco perché non vuole avere di fronte interlocutori, ma sudditi ubbidienti", attacca il presidente uscente della Regione Sardegna, che riconosce solo obtorto collo che "forse è anche" la propria personalità che giustifica una simile mobilitazione della destra italiana. Perché il Cavaliere vuole non solamente mostrare che egli rimane il padrone della politica italiana, ma anche, visibilmente, uccidere nella culla l’ascesa sulla scena nazionale di chi appare come una delle poche risorse di un partito democratico (PD) in piena scomposizione. Per la stampa italiana, e in particolare il settimanale progressista L’Espresso, Soru è oggi l’"anti-Silvio".
A soli 51 anni, Renato Soru incarna, per molti suoi concittadini, il rinnovamento politico e un modello di successo sociale che non ha nulla da invidiare alla storia dell’imperatore delle televisioni private italiane. Il nome di Soru è infatti legato a Tiscali, l’operatore telefonico e il server Internet che ha fondato e che resta uno dei maggiori successi economici della Penisola degli ultimi due decenni. "E’ l’orgoglio dell’industria italiana", commenta fieramente chi è stato indicato qualche anno fa come il "Bill Gates sardo". "Sia io che Berlusconi siamo due imprenditori, ma le nostre storie sono totalmente diverse", si affretta a precisare questo uomo austero che ha fatto della meritocrazia e del rispetto delle regole due dei suoi Leitmotiv politici. La notte, nella macchina che lo riporta dal nord della Sardegna a Cagliari al termine di uno sfiancante tour elettorale, sottolinea: "L’avventura di Tiscali mi è piaciuta molto, era un’impresa innovatrice e competitiva". Ma nel 2004, egli ha lasciato gli affari per la politica. Il ricco industriale di origine modesta, attaccatissimo alla propria identità sarda e che non è mai stato tesserato da nessuna parte (contrariamente alla maggioranza dei dirigenti del PD, ex-comunisti o ex-democristiani) fa il grande salto. Verso il centro-sinistra.
Pelle dura. "Da molto tempo, pensavo al necessario rilancio della Sardegna - spiega il candidato -. Ero particolarmente preoccupato dalla distruzione del territorio e delle coste dell’Isola. Poi sono venuti a chiedermi di mettermi a disposizione. La destra (berlusconiana) era allora trionfante. Ci ho riflettuto a lungo, poi ho pensato che dovevo mettere i miei progetti individuali dietro un progetto collettivo. Altrimenti, avrei perduto il diritto di lamentarmi". Il suo ritiro da Tiscali è stato di recente ufficializzato attraverso la nomina di un fiduciario autonomo, in conformità alla legge sul conflitto d’interessi della Regione sarda che ha fatto approvare. Renato Soru non può più decidere di niente che riguardi le sue società, in modo particolare per ciò che riguarda l’Unità, il vecchio organo del Partito comunista italiano (PCI) che egli ha salvato dal fallimento perché, giura, "Gramsci (il fondatore del giornale e del PCI) era sardo". A Roma, si ironizza sull’aspetto totalmente disinteressato dell’iniziativa.
Yachts. "Soru è una vera, una formidabile pelle dura come devono esserlo i leader politici - ha commentato l’editorialista del Riformista (centro-sinistra) Giampaolo Pansa -. Duro, distante, antiseduttore. Autoritario. Diffidente. Sobrio sino all’ostentazione della sobrietà. Chi potrà fermarlo quando deciderà di dare l’assalto al quartier generale del PD?". Per ora, mentre certe sue misure, come la tassa sugli yacht, hanno suscitato perplessità fra i suoi stessi concittadini che vivono di turismo, Renato Soru assicura che il suo obiettivo è solo la presidenza della sua Isola e che se sarà rieletto, resterà al servizio esclusivo dei Sardi per cinque anni. "Si tratta di un impegno", ripete. Come prova della sua coerenza politica, ha preferito dare le dimissioni piuttosto che accettare una revisione della legge urbanistica in difesa dell’ambiente sabotata da una parte della sua stessa maggioranza. Ma a proposito della sua irruzione nella politica del 2004, Soru riconosce che "esistono talvolta circostanze in cui bisogna portare un vessillo".
6 febbraio 2009 - LIBERATION
Eric Jozsef(traduzione di Alessandro Mongili)
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