Franco Battiato in concerto a Torino: musica e poesia in un'Italia schiacciata dagli abusi del potere

Torino, 23 febbraio 2009, Franco Battiato in concerto al Teatro Colosseo: "Ho incontrato un pubblico che è un’altra Italia da quella che emerge dai quotidiani, dai telegiornali.

Quando intono “Povera patria”, poi, vengono giù i teatri”.
Povera patria!
Schiacciata dagli abusi del potere
di gente infame, che non sa cos'è il pudore,
si credono potenti e gli va bene quello che fanno;
e tutto gli appartiene.
Tra i governanti, quanti perfetti e inutili buffoni!

Questo paese è devastato dal dolore...
ma non vi danno un po' di dispiacere
quei corpi in terra senza più calore?
Non cambierà, non cambierà
no cambierà, forse cambierà.

Ma come scusare le iene negli stadi e quelle dei giornali?
Nel fango affonda lo stivale dei maiali.
Me ne vergogno un poco, e mi fa male
vedere un uomo come un animale.
Non cambierà, non cambierà
sì che cambierà, vedrai che cambierà.

Voglio sperare che il mondo torni a quote più normali
che possa contemplare il cielo e i fiori,
che non si parli più di dittature
se avremo ancora un po' da vivere...
La primavera intanto tarda ad arrivare.


(Franco Battiato, “Povera patria”, da "Come un cammello in una grondaia", 1991)

Beppino Englaro: Questa legge è una barbarie

Il testo dell'intervista di Paolo Flores d'Arcais a Beppino Englaro

D’ARCAIS: Per 17 anni, di fronte alla sua richiesta che la volontà di sua figlia Eluana venisse rispettata, il mondo oscurantista ha risposto che quella volontà non era stata accertata. Ora una nuova legge, che è in Parlamento, stabilisce che non è più questione di accertare la volontà, ma il sondino sarà obbligatorio, quale che sia la volontà del paziente, anche fatta di fronte a un notaio. Quindi è evidente che quelle motivazioni erano una scusa, il mondo oscurantista non vuole che la decisione sulla propria vita appartenga a chi la vita la vive. Per questo contro questa legge otto persone della società civile hanno lanciato l’idea di una manifestazione sabato prossimo a Piazza Farnese alle ore 15.00. So che lei per motivi familiari molto gravi non potrà essere presente di persona, ma credo che la sua partecipazione, anche indiretta, a questa manifestazione sia di grandissima importanza.

ENGLARO: Guardi, per me la libertà fondamentale come diritto di farsi curare o di rifiutare la cura, non può trovare limitazione alcuna quando la persona interessata non è in grado di determinarsi, ed è stato il caso di Eluana. Noi le abbiamo dovuto dare voce, e questo ce l’ha riconosciuto la sentenza della Corte Suprema di Cassazione del 16 ottobre, dove appunto si diceva che non si può decidere né al posto né per, ma con, e noi questo l’avevamo fatto presente e i Magistrati hanno riconosciuto questa volontà. Noi ci siamo rivolti alla Magistratura e la Magistratura ha riconosciuto questa volontà dell’Eluana.

D’ARCAIS: Ma appunto questa legge stabilisce che non è più questione di volontà del paziente, che il sondino è obbligatorio, una sorta di sondino di Stato obbligatorio per tutti. Come giudica questa legge?

ENGLARO: Per me è semplicemente assurda e anti costituzionale, perché non può discriminarmi. La Costituzione italiana non lascia discriminare le persone per nessuna ragione al mondo, ed è chiaro questo. Dal momento che non posso, nella condizione personale capace di intendere e di volere, rifiutare dal trattamento sanitario più banale a quello estremo di salva vita, non vedo perché una volta che mi trovi nella situazione personale non più capace di intendere e di volere, perda questo diritto fondamentale.

D’ARCAIS: Questa legge, oltre tutto, non solo stabilisce che il sondino sarà obbligatorio, anche se in un testamento biologico la persona avesse detto l’opposto e ogni tre anni fosse andato dal notaio a riconfermare questa sua scelta, ma dice che nessuna macchina e nessun sondino si potrà togliere anche a un paziente perfettamente cosciente e in fine di vita. Quindi è una legge ancora più pesante e crudele.

ENGLARO: L’articolo 13 della Costituzione proclama l’inviolabilità della libertà personale, nella quale è postulata anche la sfera di esplicazione del potere della persona di disporre del proprio corpo, ed è questo che emerge sempre anche nella sentenza della Corte Suprema della Cassazione del 16 ottobre. E quindi non può essere diverso, perché la società italiana di nutrizione parenterale ed enterale, la SINPE, sa che questo è un trattamento sanitario. Ma bisogna distinguere fra naturalità e l’artificialità. Parliamo di alimentazione e idratazione forzata. Questa è una artificialità, che non ha niente a che vedere con la naturalità.

D’ARCAIS: Come risponde quindi ai parlamentari che si apprestano a votare comunque una legge di questo genere?

ENGLARO: Per noi non esiste modo migliore per tutelare la vita, se non affidare la decisione al riguardo a chi la vive, in qualsiasi condizione, questo è chiaro e non può essere diverso.

D’ARCAIS: Lei pensa che su un tema così importante sia una esagerazione scendere in piazza o sia una necessità, di fronte a una legge che tra pochi giorni andrà in Parlamento?

ENGLARO: I cittadini devono tutelare le loro libertà fondamentali. E’ naturale che si debba scendere in piazza a questo punto se noi non possiamo fare affidamento sulle nostre libertà fondamentali, che ci vengono tolte. E praticamente passiamo da uno stato di diritto, io l’ho sempre detto, a uno stato etico; e quindi se i cittadini si lasciano imporre uno stato etico, sarebbe il colmo dei colmi. E credo che i cittadini italiani, come ha sottolineato lei, otto su dieci lo sanno già sin d’ora questo fatto, molto probabilmente saranno molti di più dopo.

D’ARCAIS: Lei ha citato la società medica che si occupa della nutrizione artificiale. Ma l’associazione dei medici delle cure palliative, cioè i medici che seguono i malati in fase terminale, già 10 giorni fa ha mandato un appello pubblico che purtroppo nessuna televisione e quasi nessun giornale ha ripreso, in cui spiega che l’interruzione della nutrizione e della idratazione, nell’ultimo periodo, gli ultimi mesi o settimane di vita di molti pazienti malati di cancro, è la prassi normale dei protocolli attuali. Perché l’idratazione aumenta le sofferenze del paziente terminale, non è vero che togliere l’idratazione significa far morire il paziente di sete, al contrario, dicono questi medici, imporre l’idratazione aumenta enormemente le sofferenze del paziente, oltre a prolungarle.Ecco, questa legge che pretende di imporre delle sofferenze supplementari a un malato terminale, con quali aggettivi possiamo più ormai definirla?

ENGLARO: Guardi, non conoscono le basi medico scientifiche di questo. Il professor Gian Domenico Borasio della cattedra di Medicina palliativa del Centro interdisciplinare di cure palliative del Policlinico dell’Università di Monaco, in un suo articolo pubblicato da un grande giornale italiano spiega chiaramente questo, su basi medico scientifiche.

D’ARCAIS: Cioè che l’idratazione aumenta la sofferenza.

ENGLARO: Esattamente, lo spiega molto, ma molto bene. Basta leggere questa parte medico scientifica riguardo le cure palliative, perché non solo lui, ben si intende, anche i palliativisti italiani sono dello stesso parere. Ma questo, diciamo, è un centro dei più evoluti internazionali se non mondiali, dove vengono chiarite queste basi, che i palliativisti italiani conoscono molto bene, credo che anche ultimamente il dottor Mauro Marinari abbia chiarito questo fatto, se non sbaglio.

D’ARCAIS: Perché allora dei parlamentari si apprestano a fare una legge che in pratica torturerà i malati terminali, per ignoranza, per quale altro motivo?

ENGLARO: Secondo me è solo ignoranza di queste basi medico scientifiche, e la confusione che ha creato la vicenda di mia figlia Eluana, purtroppo, ma le basi medico scientifiche sono chiare e, come ho già detto, le ha spiegate molto bene il professor Borasio e tutti i palliativisti italiani sono a conoscenza di queste cose. Manca solo questo, non possono giocare a fare i negazionisti su queste basi, questo è il mio parere.

D’ARCAIS: Lei dice solo per ignoranza, perché la vicenda di sua figlia ha creato confusione. Ma in che senso confusione? Forse ha chiarito le cose. C’è una parte evidentemente maggioritaria oggi nel Parlamento, che preferisce scegliere una ideologia imposta dalla Chiesa contro ogni evidenza scientifica e ogni libertà del paziente.

ENGLARO: Qui parliamo sempre di libertà fondamentali e costituzionali basate su cose medico scientifiche, tutto qui. Basta chiarire queste cose. Basta chiarire, dal punto di vista costituzionale, che la sentenza di Cassazione è molto chiara, basta leggerla attentamente, sono 60 pagine, e basta anche chiarire queste basi medico scientifiche a livello internazionale su questo punto, perché sono gli altri che hanno interesse a creare questa confusione così che i cittadini non abbiano chiarezza. Ma come lei ha già sottolineato, credo che i cittadini non si lascino trascinare dentro questa confusione, hanno le idee più chiare, più chiare dei nostri parlamentari, su questo non c’è il benché minimo dubbio.

D’ARCAIS: Lei parla quindi di cittadini che devono…

ENGLARO: Cittadini comuni come Beppino Englaro.

D’ARCAIS: Che devono in qualche modo manifestare, ma anche, la proposta è venuta dal professor Ignazio Marino, se questa legge passerà, l’unico modo per i cittadini è cercare di abrogarla con un referendum. Pensa che questa sia una strada, se verrà approvata la legge?

ENGLARO: Senz’altro, ma penso che potrebbe esserci o dovrebbe esserci una strada più breve: che la stessa Corte Costituzionale ritenga questa legge anti costituzionale. Credo dovrebbe esserci una strada del genere, senza ricorrere a un referendum che credo che porti via troppo tempo. Questa legge secondo me è anti costituzionale e basta portarla al vaglio della Corte Costituzionale per farla abrogare in tempi più rapidi. Sono un po’ ignorante in materia giuridica, ma credo che dovrebbe esserci questa strada, perché è troppo manifestamente anti costituzionale.

D’ARCAIS: Forse addirittura ormai più che anti costituzionale, propone delle sofferenze a chi già soffre, la cosa fa veramente scandalo.

ENGLARO: Per me è una barbarie, in parole povere, è una barbarie sottoporre le persone a queste condizioni, lasciare queste persone in queste condizioni.

D’ARCAIS: Il tema del testamento di fine vita non è solo un tema italiano, è un tema che vale per tutta l’Europa, ci sono paesi con legislazioni molto avanzate, nel rispetto delle volontà individuali, e paesi molto arretrati, alcuni più arretrati dell’Italia, fino ad oggi, da domani non più. Lei pensa che questo dovrebbe essere un tema cruciale anche per la politica e per le elezioni europee, quindi per tutta l’Europa?

ENGLARO: Senza la benché minima ombra di dubbio. Il caso italiano va sollevato in Italia, ma è un problema europeo, perché abbiamo visto che c’è stato un ricorso, per la vicenda di Eluana, anche a livello europeo, che è stato irricevibile; e quindi la problematica del fine vita non è solo italiana, è europea e addirittura anche universale. E senz’altro, dato che l’Italia appartiene al contesto europeo, va affrontato a questo livello, nella maniera più assoluta in questo momento.Senz’altro deve arrivare a questi livelli europei, e dobbiamo avere una visione della cosa a livello europeo.

D’ARCAIS: Lei pensa che sabato potremo collegarci con lei per telefono o la cosa le crea problemi insormontabili?

ENGLARO: No, senz’altro mi farà piacere essere collegato. Guardi, è una cosa che ci riguarda tutti ed è giusto farlo, visto il vostro impegno anche io il mio piccolo contributo lo devo dare, perché voi vi state impegnando tantissimo e siete sempre impegnati, mi avete anche dato molto sostegno nella mia vicenda, ed è giusto, è il minimo che debba fare anch’io.
(da Micromega, 20 febbraio 2009)

Perchè "Il Giornale" e "Avvenire" non danno dell'assassino a Berlusconi?

Per il Vaticano e per il Governo Berlusconi Beppino Englaro è un assassino. L'hanno ripetuto ieri "Avvenire", il quotidiano della Santa Sede, e "Il Giornale" della famiglia Berlusconi. Si apre più o meno con queste parole, che nessun quotidiano italiano è riuscito a scrivere, uno dei tanti articoli che il quotidiano spagnolo "El paìs" ha dedicato al caso di Eluana Englaro. E' la carità cristiana che li spinge a chiamare assassino il papà di Eluana?
Invece per noi Beppino Englaro è il vero Cavaliere, l'esempio civico, il padre che qualunque figlio vorrebbe avere.

Ma è più assassino il papà di Eluana o il papà di un bimbo abortito al settimo mese di gravidanza, abortito solo perchè quel bambino non sarebbe nato sano?

Chiediamo una risposta al "Giornale" della famiglia di Silvio Berlusconi. Chiediamo una risposta al quotidiano "Avvenire". Chiediamo una risposta al Senatore PDL Maurizio Gasparri. Chiediamo una risposta al Senatore PDL Italo Bocchino. Chiediamo una risposta al Senatore PDL Gaetano Quagliariello. Chiediamo una risposta al Ministro PDL Maurizio Sacconi. Chiediamo una risposta al Vaticano. Chiediamo una risposta agli sciacalli di questi giorni, a Bruno Vespa, a Emilio Fede, a quelli che di fronte alla clinica "La Quiete" protestavano con le bottigliette di plastica in mano, ai vescovi, ai preti che hanno occupato le tv pubbliche e private, che hanno rilasciato alle agenzie di stampa le loro dichiarazioni, a quelli che hanno sporto le denunce contro i medici e i familiari di Eluana.

E' assassino il padre di un bimbo abortito al settimo mese di gravidanza solo perchè non sarebbe nato sano?

Perchè se così fosse le persone citate e le tante non citate dovrebbero, loro malgrado dare dell'assassino al Presidente del Consiglio. E' proprio lui quel padre.

E per salvare la vita di quella creatura non sarebbe stato nemmeno necessario un decreto legge, non sarebbe stato necessario riunire le camere per approvare una legge in fretta e furia, non sarebbe stato necessario annullare una sentenza passata in giudicato, non sarebbe stato necessario occupare per ore e ore le televisioni pubbliche e quelle di proprietà, non sarebbe stato necessario l'intervento del Vaticano. Sarebbe bastato molto meno: sarebbe stato sufficente rispettare la Legge italiana.

A confessarlo in un'intervista dell'8 aprile 2005 rilasciata al corriere della sera (leggi l'intervista dal sito del Corriere) e Veronica Lario, moglie di Silvio Berlusconi: "Al quinto mese di gravidanza ho saputo che il bambino che aspettavo era malformato e per i due mesi successivi ho cercato di capire, con l’aiuto dei medici, che cosa potevo fare, che cosa fosse più giusto fare. Al settimo mese di gravidanza sono dolorosamente arrivata alla conclusione di dover abortire."

Aspettiamo con pazienza di leggere di un padre assassino su "Il Giornale", su "Avvenire", sui titoli del prgramma (non me la sento di chiamarlo TG) di Emilio Fede...

Non vince la scienza - di Umberto Veronesi

"Io non mi sono mai sognato di contestare alla Chiesa il suo diritto a restare fedele a se stessa, cioè ai comandamenti che le vengono dalla Dottrina... ma che essa pretenda d'imporre questi comandamenti anche a me che non ho la fortuna di essere un credente, cercando di travasarli nella legge civile in modo che diventi obbligatorio anche per noi non credenti, è giusto? A me sembra di no".


La sentenza della Cassazione non sancisce la vittoria degli scienziati, né dei laici, né di qualche schieramento politico, ma dei cittadini e dei principi della Costituzione che ne tutelano la libertà. E una volta di più i nostri giudici dimostrano la loro fedeltà a questa Costituzione, e la loro indipendenza intellettuale dalle pressioni ideologiche. Perché proprio dei diritti di tutti i cittadini alla libertà individuale stiamo parlando nella vicenda di Eluana Englaro.

Con “tutti”intendo innanzitutto credenti e non credenti. Sono un laico che ha un profondo rispetto per le idee della religione, di ogni religione, e penso che sia legittimo che la Chiesa le promuova verso chi crede. Tuttavia in Italia ci sono dieci milioni di cittadini che ufficialmente si dichiarano non credenti e diversi milioni che si definiscono parzialmente credenti. Credo che si debba tenere conto anche delle loro idee, e soprattutto dei loro diritti.

Mi ritrovo nelle parole che scrisse Indro Montanelli “Io non mi sono mai sognato di contestare alla Chiesa il suo diritto a restare fedele a se stessa, cioè ai comandamenti che le vengono dalla Dottrina…ma che essa pretenda d’imporre questi comandamenti anche a me che non ho la fortuna di essere un credente, cercando di travasarli nella legge civile in modo che diventi obbligatorio anche per noi non credenti, è giusto? A me sembra di no”.

Che si opponga il Vaticano alla realizzazione della volontà di Eluana di non vivere come un vegetale, ma che sia chiaro che questa negazione è basata su posizioni di fede e dunque il suo messaggio si rivolge a chi la fede ce l’ha. Devo aggiungere che è un messaggio che stupisce un poco chi segue con attenzione il pensiero teologico, perché non è propriamente in linea con la cultura tradizionale religiosa,che ha sempre visto la morte come evento naturale, parte del disegno divino, e ha sempre guardato con perplessità all’estensione dell’intervento delle tecnologia medica sulla vita dell’uomo. Non è questo, tuttavia l’oggetto del dibattito che ferve intorno ad Eluana e soprattutto non è, come sembra, la posizione del Vaticano rispetto a quella della Scienza.

Il caso Englaro è aperto da 16 anni perché le sue volontà sono state “ricostruite”, e non espresse per iscritto. Rifiutare le cure è un diritto nel nostro Paese, così come lo è non mangiare e non bere . Se decido di fare uno sciopero del fame e della sete, nessuno può infilarmi un sondino nel naso o cacciarmi un flebo nelle vene. Sarebbe un reato. Allo stesso modo sarebbe incostituzionale obbligarmi a vivere come un vegetale, se io ho espresso per iscritto in piena lucidità, il mio rifiuto di questa condizione.

Il dibattito non è neppure, come qualcuno vuol far credere, se Eluana si può risvegliare o no. Crea equivoci chi parla di omicidio. Eluana è morta 16 fa. Vivono, anzi vegetano proprio come piante, gli organi del suo corpo. La situazione clinica non lascia purtroppo spazio al dubbio di un futuro risveglio perché nessuno si risveglia da un coma dopo un anno, figuriamoci dopo 16 anni! Esistono casi di coma transitorio che hanno probabilità di reversibilità e su questi la medicina può fare molto . Ma non è quello di Eluana, che è definito appunto “stato vegetativo permanente”.

Dobbiamo arrenderci al fatto che al là di certi confini la medicina tecnologica non va, e dobbiamo avere il coraggio di ammetterlo. Anzi, nella percezione della gente, i limiti della medicina vanno già al di là delle aspettative. Infatti è nata in questi ultimi anni una nuova paura che si affianca a quella atavica del dolore e della morte: la paura della vita artificiale. La medicina moderna, con le sue tecnologie sempre più sofisticate, è arrivata creare, come esito non voluto delle metodiche di rianimazione e terapie intensive, una condizione nuova di “vegetante” (che è quella di Eluana oggi) che inquieta nel profondo molti di noi. Per questo già cinque anni fa ho avviato in Italia una campagna a favore del testamento biologico: per dare, a chi lo desidera, la possibilità di rifiutare un’esistenza artificiale.

In Senato ho presentato una legge su questo tema: 9 punti per affermare la libertà delle persone di decidere delle cure che vogliono o non vogliono ricevere, ma anche dei medici di rifiutare di realizzare le volontà dei malati, se vanno in contrasto con le proprie convinzioni etiche e morali. Se ci fosse un testamento Biologico di Eluana, la sua dolorosa vicenda non sarebbe esistita. La sentenza di oggi ha coraggiosamente superato questa difficoltà, non in nome del laicità e neppure in nome della scienza, ma nel rispetto del diritto di ogni cittadino a decidere per sé, qualsiasi fede o idea egli difenda.

È un buon segnale. C’è nelle società di tutto il mondo una voglia concreta di libertà di pensiero e di tolleranza. Lo hanno dimostrato anche le reazioni alle critiche del Vaticano nei confronti della posizione di apertura di Obama alla ricerca sulle staminali embrionali. Anche qui bisognerebbe sgombrare il campo dagli equivoci. Il tema dei diritti dell’embrione è controverso per motivi etici e religiosi, e per questo la ricerca è bloccata quasi ovunque nel mondo. Ma nessuno ha mai pensato di generare embrioni per farne una fabbrica di staminali. Certamente non in Italia. Ciò che noi abbiamo proposto da anni è l’utilizzo per scopi di ricerca degli embrioni non più utilizzabili per la procreazione, quelli che giacciono nei frigoriferi delle cliniche ginecologiche e che sono destinati a finire giù dal lavandino invece che sotto la lente di un microscopio.
(da la Repubblica 14 novembre 2008)

Renato Soru, speranza della sinistra e incubo di Berlusconi

E’ lui che rovina i fine settimana di Silvio Berlusconi. Dopo che a dicembre, rompendo con la la sua maggioranza di centro-sinistra, si è dimesso dalla Presidenza della Giunta regionale della Sardegna, e ha richiamato alle urne gli elettori, Renato Soru obbliga il capo del governo italiano a moltiplicare gli spostamenti nell’Isola.


Meno di un anno dopo la sua larga vittoria alle legislative, il Cavaliere ha infatti scelto di trasformare il voto locale del 14 febbraio, che riguarda meno di 1,5 milioni di elettori, in una battaglia nazionale.

Anti-Silvio. Nelle vie di Alghero, di Sassari e di Cagliari, il nome del candidato del Partito del popolo della libertà (PDL), Ugo Cappellacci, è in pratica sparito in favore di un "Berlusconi presidente" molto evocativo. "Mette tutto il suo potere e tutti i suoi mezzi di comunicazione in gioco perché non vuole avere di fronte interlocutori, ma sudditi ubbidienti", attacca il presidente uscente della Regione Sardegna, che riconosce solo obtorto collo che "forse è anche" la propria personalità che giustifica una simile mobilitazione della destra italiana. Perché il Cavaliere vuole non solamente mostrare che egli rimane il padrone della politica italiana, ma anche, visibilmente, uccidere nella culla l’ascesa sulla scena nazionale di chi appare come una delle poche risorse di un partito democratico (PD) in piena scomposizione. Per la stampa italiana, e in particolare il settimanale progressista L’Espresso, Soru è oggi l’"anti-Silvio".

A soli 51 anni, Renato Soru incarna, per molti suoi concittadini, il rinnovamento politico e un modello di successo sociale che non ha nulla da invidiare alla storia dell’imperatore delle televisioni private italiane. Il nome di Soru è infatti legato a Tiscali, l’operatore telefonico e il server Internet che ha fondato e che resta uno dei maggiori successi economici della Penisola degli ultimi due decenni. "E’ l’orgoglio dell’industria italiana", commenta fieramente chi è stato indicato qualche anno fa come il "Bill Gates sardo". "Sia io che Berlusconi siamo due imprenditori, ma le nostre storie sono totalmente diverse", si affretta a precisare questo uomo austero che ha fatto della meritocrazia e del rispetto delle regole due dei suoi Leitmotiv politici. La notte, nella macchina che lo riporta dal nord della Sardegna a Cagliari al termine di uno sfiancante tour elettorale, sottolinea: "L’avventura di Tiscali mi è piaciuta molto, era un’impresa innovatrice e competitiva". Ma nel 2004, egli ha lasciato gli affari per la politica. Il ricco industriale di origine modesta, attaccatissimo alla propria identità sarda e che non è mai stato tesserato da nessuna parte (contrariamente alla maggioranza dei dirigenti del PD, ex-comunisti o ex-democristiani) fa il grande salto. Verso il centro-sinistra.

Pelle dura. "Da molto tempo, pensavo al necessario rilancio della Sardegna - spiega il candidato -. Ero particolarmente preoccupato dalla distruzione del territorio e delle coste dell’Isola. Poi sono venuti a chiedermi di mettermi a disposizione. La destra (berlusconiana) era allora trionfante. Ci ho riflettuto a lungo, poi ho pensato che dovevo mettere i miei progetti individuali dietro un progetto collettivo. Altrimenti, avrei perduto il diritto di lamentarmi". Il suo ritiro da Tiscali è stato di recente ufficializzato attraverso la nomina di un fiduciario autonomo, in conformità alla legge sul conflitto d’interessi della Regione sarda che ha fatto approvare. Renato Soru non può più decidere di niente che riguardi le sue società, in modo particolare per ciò che riguarda l’Unità, il vecchio organo del Partito comunista italiano (PCI) che egli ha salvato dal fallimento perché, giura, "Gramsci (il fondatore del giornale e del PCI) era sardo". A Roma, si ironizza sull’aspetto totalmente disinteressato dell’iniziativa.

Yachts. "Soru è una vera, una formidabile pelle dura come devono esserlo i leader politici - ha commentato l’editorialista del Riformista (centro-sinistra) Giampaolo Pansa -. Duro, distante, antiseduttore. Autoritario. Diffidente. Sobrio sino all’ostentazione della sobrietà. Chi potrà fermarlo quando deciderà di dare l’assalto al quartier generale del PD?". Per ora, mentre certe sue misure, come la tassa sugli yacht, hanno suscitato perplessità fra i suoi stessi concittadini che vivono di turismo, Renato Soru assicura che il suo obiettivo è solo la presidenza della sua Isola e che se sarà rieletto, resterà al servizio esclusivo dei Sardi per cinque anni. "Si tratta di un impegno", ripete. Come prova della sua coerenza politica, ha preferito dare le dimissioni piuttosto che accettare una revisione della legge urbanistica in difesa dell’ambiente sabotata da una parte della sua stessa maggioranza. Ma a proposito della sua irruzione nella politica del 2004, Soru riconosce che "esistono talvolta circostanze in cui bisogna portare un vessillo".

6 febbraio 2009 - LIBERATION
Eric Jozsef(traduzione di Alessandro Mongili)

Sacconi come Aribert Heim: Dottor tortura


E se arrivassero i carabinieri? E se alla «Quiete» di Udine si presentasse un medico scortato dalle forze dell’ordine? Quello che, secondo quanto previsto dal governo, potrebbe interrompere da un momento all’altro la procedura. Anzi, invertirla. Quelli hanno interrotto l’alimentazione? E noi la riprendiamo. Loro hanno sospeso l’idratazione? E noi la riattiviamo. Uno scenario raccapricciante che aggiunge dolore al dolore e dimostra, una volta di più, come la volontà di Eluana, difesa dal padre e certificata dalla Corte di Cassazione, non conti davvero nulla.

Se i medici del ministro Sacconi varcheranno la soglia della camera potrebbero fermare il protocollo aviato dai medici di Eluana in ogni momento, «con il protocollo adottato dai medici della famiglia Engalro non esiste irreversibilità: finché il cuore non cessa di battere è sempre possibile mettere in atto quella che si chiama “rianimazione metabolica”». Che, ovviamente, non significa il risveglio di Eluana (cosa impossibile) ma idratarla nuovamente.«Dal punto di vista medico possono sempre riportare Eluana nella condizione di adesso, tranne qualche possibile danno a carico dei reni e qualche problema a livello cerebrale, ma nella situazione di Eluana cambierebbe ben poco», spiega Riccio.

Il paradosso, dunque, è che i “medici del governo” potrebbero, da un momento all’altro, non solo interrompere la procedura iniziata dai colleghi di Udine, ma addirittura sottoporre il corpo di Eluana a una vera e propria rianimazione con l’obbiettivo, incomprensibile, di riprendere quell’accanimento terapeutico che lei stessa, come testimoniato dal padre, non avrebbe mai voluto subire. Un’invasione del suo corpo e della sua volontà, insomma. O forse, più semplicemente, una nuova forma di tortura nazista. Decisa per legge.
Aribert Heim, il medico che nel campo di concentramento di Mauthausen torturo' centinaia di persone, ha tovato un emulatore nel XXI secolo: il ministro Maurizio Sacconi.

La barzelletta di Berlusconi sugli ebrei: solo gli sciocchi ridono

Oltre ad Anna Frank e a David Rubinowicz, i nazisti ne sterminarono un altro milione e mezzo di bambini. Non si sà se furono prima "spostati dalla cintola in giù": i forni crematori non lasciarono tracce.

Ciò che è certo e che David e Anna non avrebbero mai immaginato che, 60 anni dopo, il loro dramma avrebbe dato spunto ad un milanese, al suo commercialista mezzo cagliaritano e a 4 nuoresi burloni, per trascorrere un'allegra serata in compagnia.


La racconta Silvio Berlusconi al Teatro Eliseo di Nuoro:" la sapete quella sui campi di concentramento? Un Tedesco dice ai prigionieri: 'per voi ho una notizia buona e una meno buona; quella buona è che metà di voi saranno trasferiti in un altro campo. Quella meno buona e che la parte di voi che verrà trasferita è quella che va dalla cintola in giù" (Risate dalla platea di centro destra, cattolici compresi....immagino).

Enzo Biagi raccontò tutto del Diario di David Rubinowicz, che era un bambino Ebreo-Polacco figlio di contadini che giorno per giorno annottava quello che avveniva nel campo di concentramento. Racconta Biagi che la frase che più lo colpì fu questa: "Oggi hanno portato via la bambina più bella". Del Diario, Biagi ne fece pure un documentario, intitolato 'Il Giudice', perchè secondo lui quel bambino e quella bambina sono l'unico vero Giudice della storia.

Assieme ad Anna Frank e a David ne sterminarono un altro milione e mezzo di bambini. Non si sà se furono prima "spostati dalla cintola in giù": i forni crematori non lasciarono tracce. Ciò che è certo e che David e Anna non avrebbero mai immaginato che, 60 anni dopo, il loro dramma avrebbe dato spunto ad un milanese, al suo commercialista mezzo cagliaritano e a 4 nuoresi burloni, per trascorrere un'allegra serata in compagnia.

Dice Biagi che "ad Auschwitz il laghetto in cui buttavano le ceneri di tutti coloro che erano passati dai forni, è secco". Secco come il fondale dell'abisso in cui è sprofondato questo paese. Questo si fallito! E si pretende anche che si rida e si sorrida.(commento postato da Salvatore Saba sul blog di Renato Soru)

Marea nera sulle spiagge di Calasetta

Un nuovo disastro ecologico sul litorale di Calasetta (Sardegna sud-occidentale). Una marea di catrame ha coperto gli scogli di mangiabarche. Si teme che il disastro sia stato causato da una petroliera che ha lavato le stive a ridosso della spiaggia. La marea nera è salita per quasi due metri sugli scogli. Uno spettacolo terribile.




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Berlusconi, plurindagato e coperto dal lodo alfano, da del fallito a Soru

Dal Blog di Antonio Di Pietro

Ci vuole veramente una gran faccia di bronzo.

“Mister unpercento” ha problemi mentali se lui, proprio lui, un plurindagato al governo, si esprime nei confronti di un imprenditore come Soru con le affermazioni che oggi leggiamo sui giornali.Silvio Berlusconi, che sfrutta le istituzioni per sfornare leggi per sé, per le sue aziende e per i suoi amici, dovrebbe essere prima Presidente del Consiglio, poi capo di un partito. Sicuramente dovrebbe occuparsi dei problemi economici nazionali e non far campagna elettorale a spese dei contribuenti.
Ricordo a “Mister unpercento Berlusconi” alcuni dettagli che forse sfuggono alla sua memoria.

Soru non utilizza concessioni pubbliche delle frequenze televisive, fonte di enormi guadagni, pagando le briciole dell’1% di fatturato di RTI agli italiani.

Soru non era sodale di Craxi e tesserato alla P2.

Soru non ha finanziato illecitamente Craxi per costruire la fortuna delle sue aziende.

Soru non si difende dalla concorrenza di Sky portando l’IVA dal 10 al 20%.

Soru non ha assoldato Cesare Previti per corrompere i giudici di un processo.

Soru non ha depenalizzato il falso in bilancio.

Fare l’imprenditore con le concessioni pubbliche e il sostegno dei piduisti riuscirebbe perfino a Vanna Marchi, signor Presidente del Consiglio.

http://www.antoniodipietro.it/