Renato Soru: incontriamoci per ripartire insieme. Sabato appuntamento a Sanluri alle 15.30

Cari amici, scusate se per alcune settimane ho sentito la necessità di prendere una pausa, di riordinare le idee, di riflettere su come ripartire. Come forse molti di voi sanno, rientro nel cda di Tiscali per dare il mio contributo al rilancio e alla messa in sicurezza della società. E’ una responsabilità che ritengo di avere verso questa impresa - che ho fondato e che cinque anni fa ho lasciato per dedicarmi esclusivamente alla politica - verso la sua possibilità di crescita, i suoi finanziatori e verso le persone che ci lavorano.

Tuttavia, come avrete visto e letto, continuo il mio impegno in politica attraverso la presenza in Consiglio regionale, ma più che mai consapevole che è necessario radicare nella società sarda e in tutti i territori della Sardegna il progetto di cambiamento avviato in questi ultimi cinque anni, per un rinnovamento della politica nelle diverse forme di partecipazione, discussione, formazione e selezione della futura classe dirigente.

Da parte mia continuerò l'impegno nella costruzione di un vero Partito Democratico sardo insieme a chi in questo si riconosce: un partito che dovrà essere capace di rappresentare in modo autorevole le istanze della Sardegna, prima fra tutte la difesa del suo irripetibile ambiente, da noi tutelato perché unica ricchezza di cui disponiamo per costruire opportunità di lavoro e di benessere.

In questa recente campagna elettorale è emersa però, in maniera persino sorprendente, la volontà di partecipare di tanti giovani, di tante persone finora distanti dalla politica perché non motivati dagli attuali modelli e assetti dei partiti, ma assolutamente disponibili ad impegnarsi nel dibattito, nella necessità di difendere l’idea di una Sardegna dei diritti e delle responsabilità, totalmente alternativa a quella di Berlusconi e della sua maggioranza nella nostra regione.

E’ il momento di organizzare queste energie e questa appassionata volontà di partecipazione. Con diversi amici abbiamo deciso di proporvi la costituzione di un’associazione che chiameremo Sardegna Democratica, attraverso la quale organizzare i nostri incontri, la discussione, il lavoro di approfondimento delle nostre proposte, la vigilanza attiva e il controllo democratico dell’attività di governo della destra.

Potremo tenerci in contatto attraverso questo sito (www.renatosoru.it), che deve evolvere in una vera e propria rivista oltre che nella prima fonte di documentazione e informazione per tutti. Ma il lavoro più importante sarà quello che ciascuno di noi potrà fare attraverso l’apertura di sedi di incontro in ogni provincia e paese della Sardegna: sedi anche informali, non per forza stabili, ma che ci diano la possibilità di ritrovarci e confrontarci. Sardegna Democratica sarà l’associazione con cui costruire la rete territoriale per l’incontro di un’area più vasta, comprensiva dell’intero centrosinistra e del sardismo diffuso.

Il recente esito elettorale non ha intaccato la volontà di affrancamento e di emancipazione del popolo sardo, non ha scalfito la nostra storica aspirazione di autodeterminazione, non ha messo in secondo piano la necessità sempre viva di uscire dal ritardo di sviluppo assumendoci la nostra diretta responsabilità e non affidandoci a qualcuno che lo faccia per noi.

Dobbiamo insieme proseguire il percorso, comprendere il valore del cambiamento impresso in questi anni e da cui non vogliamo recedere, considerando questa una pausa per ripartire con nuova forza e determinazione.

L’associazione Sardegna Democratica sarà la testimonianza che negli uomini e nelle donne del centrosinistra c’è una profonda ed irriducibile volontà di non perdersi nel momento di difficoltà e di superare questa fase di smarrimento a partire dalle migliori energie e intelligenze della nostra isola.

Facciamo dunque il primo passo: incontriamoci sabato pomeriggio alle 15.30 all'Hotel Rosy di Sanluri (SS 131 km 41), per proseguire il nostro percorso insieme.

Renato Soru

L'occupazione ha smesso di crescere

Nel quarto trimestre 2008 il numero di occupati risulta pari a 23.349.000 unità segnalando una sostanziale interruzione della crescita su base annua (0,1 per cento, pari a 24.000 unità). Il risultato è sintesi di una dinamica ancora positiva nel Nord e nel Centro, dove risulta determinante il contributo fornito dai lavoratori stranieri, e fortemente negativa nel Mezzogiorno con una discesa tendenziale dell’1,9 per cento, pari a -126.000 unità. In termini destagionalizzati e in confronto al terzo trimestre 2008, l’occupazione nell’insieme del territorio nazionale registra una flessione pari allo 0,2 per cento.
Il tasso di occupazione della popolazione tra 15 e 64 anni è sceso di tre decimi di punto rispetto al quarto trimestre 2007, portandosi al 58,5 per cento.
Il numero delle persone in cerca di occupazione registra il quarto aumento tendenziale consecutivo, portandosi a 1.775.000 unità (+ 120.000 unità, pari al +7,3 per cento rispetto al quarto trimestre 2007).
Il tasso di disoccupazione passa dal 6,6 per cento del quarto trimestre 2007 all’attuale 7,1 per cento. Rispetto al terzo trimestre 2008, al netto dei fattori stagionali, il tasso di disoccupazione aumenta di due decimi di punto.



Sempre più giu la produzione industriale in Italia

Nel mese di gennaio 2009, sulla base degli elementi finora disponibili,l'indice della produzione industriale destagionalizzato, con base 2005=100, ha segnato una diminuzione dello 0,2 per cento rispetto a dicembre 2008; la variazione congiunturale della media degli ultimi tre mesi rispetto a quella dei tre mesi immediatamente precedenti è pari a meno 8,3 per cento. L'indice della produzione corretto per i giorni lavorativi ha registrato in gennaio una diminuzione tendenziale del 16,7 per cento
(i giorni lavorativi sono stati 20 contro i 22 di gennaio 2008). L'indice grezzo della produzione industriale ha registrato una diminuzione del 21,9 per cento rispetto a gennaio 2008.



Indici dei prezzi al consumo in Italia

Nel mese di febbraio 2009 l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività comprensivo dei tabacchi è stato pari a 137,0, registrando una variazione di più 0,2 per cento rispetto al mese di gennaio 2009 e una variazione di più 1,6 per cento rispetto allo stesso mese dell’anno precedente; al netto dei tabacchi l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività, pari a 136,4, ha presentato nel mese di febbraio 2009 una variazione congiunturale dipiù 0,2 per cento e una variazione tendenziale di più 1,6 per cento.

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Voci nel silenzio, la violenza domestica sulle donne

Paola è separata da tempo quando viene uccisa dall’ex marito, noto fisioterapista, con due coltellate alla schiena e al petto. L’uomo è stato arrestato.
Simona, 34 anni, sposata con un uomo che lavora nelle forze dell’ordine con cui ha una figlia. Viene picchiata e maltrattata, soprattutto quando il marito abusa di alcool. Decide di denunciarlo e separarsi da lui solo dopo essere stata minacciata con la pistola d’ordinanza, a seguito di un litigio. Nonostante la diffida, il marito continua a perseguitarla, costringendola così ad abbandonare la casa.
Sono 6,7 milioni le donne in Italia tra i 16 e 70 anni (il 31,9% delle donne in questa fascia d’età) che hanno subito forme di violenza fisica o sessuale nel corso della vita.
Solo il 6,2% degli stupri è opera di estranei, nel 67,9% dei casi l’autore è il partner, ex o attuale, e nel 17,4% dei casi un conoscente. Il 96% delle violenze non viene denunciato.
A Torino, nel cuore della città, trecento sagome viola e bianche raccontano la storia vera di donne morte per violenza domestica e danno voce alle vittime uscite dalla spirale della violenza grazie al
sostegno dei servizi attivi sul territorio e a un dramma su cui grava una pesante cortina di silenzio.

I dati
In Italia sono stimate in 6 milioni 743 mila le donne da 16 a 70 anni vittime di violenza fisica o sessuale nel corso della vita (il 31,9% della classe di età considerata). 5 milioni di donne hanno subito violenze sessuali (23,7%), 3 milioni 961 mila violenze fisiche (18,8%). Circa 1 milione di
donne ha subito stupri o tentati stupri (4,8%). Il 14,3% delle donne con un rapporto di coppia attuale o precedente ha subito almeno una violenza fisica o sessuale dal partner, se si considerano solo le donne con un ex partner la percentuale arriva al 17,3%. Il 24,7% delle donne ha subito violenze da un altro uomo. Mentre la violenza fisica è più di frequente opera dei partner (12% contro 9,8%), l’inverso accade per la violenza sessuale (6,1% contro 20,4%) soprattutto per il peso delle molestie sessuali. La differenza, infatti, è quasi nulla per gli stupri e i tentati stupri.

Nella quasi totalità dei casi le violenze non sono denunciate. Il sommerso è elevatissimo e raggiunge circa il 96% delle violenze da un non partner e il 93% di quelle da partner. Anche nel caso degli stupri la quasi totalità non è denunciata (91,6%). È consistente la quota di donne che non parla con nessuno delle violenze subite (33,9% per quelle subite dal partner e 24% per quelle da non partner).

I partner responsabili della maggioranza degli stupri. I partner sono responsabili della quota più elevata di tutte le forme di violenza fisica rilevate. I partner sono responsabili in misura maggiore anche di alcuni tipi di violenza sessuale come lo stupro nonché i rapporti sessuali non desiderati, ma subiti per paura delle conseguenze. Il 69,7% degli stupri, infatti, è opera di partner, il 17,4% di un conoscente. Solo il 6,2% è stato opera di estranei. Gli sconosciuti commettono soprattutto molestie fisiche sessuali, seguiti da conoscenti, colleghi ed amici. Gli sconosciuti commettono stupri solo nello 0,9% dei casi e tentati stupri nel 3,6% contro, rispettivamente l’11,4% e il 9,1% dei partner.

1 milione 400 mila donne hanno subito violenza sessuale prima dei 16 anni, il 6,6% delle donne tra i 16 e i 70 anni. Gli autori delle violenze sono vari e in maggioranza conosciuti. Solo nel 24,8% la violenza è stata ad opera di uno sconosciuto. Un quarto delle donne ha segnalato un conoscente (24,7%), un altro quarto un parente (23,8%), il 9,7% un amico di famiglia, il 5,3% un amico della donna. Tra i parenti gli autori più frequenti sono stati gli zii. Il silenzio è stato la risposta maggioritaria. Il 53% delle donne ha dichiarato di non aver parlato con nessuno dell’accaduto.

690 mila donne hanno subito violenze ripetute da partner e avevano figli al momento della violenza. Il 62,4% ha dichiarato che i figli hanno assistito ad uno o più episodi di violenza. Nel 19,6% dei casi i figli vi hanno assistito raramente, nel 20,2% a volte, nel 22,6% spesso.

(Istat: "La violenza e i maltrattamenti contro le donne dentro e fuori la famiglia")

Le donne subiscono più forme di violenza.
Un terzo delle vittime subisce atti di violenza sia fisica che sessuale. La maggioranza delle vittime ha subito più episodi di violenza. La violenza ripetuta avviene più frequentemente da parte del partner che dal non partner (67,1% contro 52,9%). Tra tutte le forme di violenze sessuali, le più diffuse sono le molestie fisiche, ovvero l’essere stata toccata sessualmente contro la propria volontà (79,5%), l’aver avuto rapporti sessuali non desiderati vissuti come violenza (19,0%), il tentato stupro (14,0%), lo stupro (9,6%) e i rapporti sessuali degradanti ed umilianti (6,1%).

Violenza fisica: ogni forma di intimidazione o azione in cui venga esercitata una violenza fisica su un’altra persona (uccidere, picchiare, privare di cure mediche, spintonare, rompere oggetti come forma di intimidazione, sputare contro, privare del sonno, impedire di uscire,…).

Violenza psicologica: ogni forma di abuso e mancanza di rispetto che lede l’identità; accompagna quasi sempre la violenza fisica e in molti casi la precede (si manifesta con molteplici tipologie e modalità come: offesa alla dignità della persona, induzione di una paura cronica tramite la continua minaccia, indurre senso di privazione, ecc).

Violenza sessuale: ogni imposizione di pratiche sessuali non desiderate (coercizione alla sessualità, umiliazione durante un rapporto sessuale, obbligo a ripetere delle scene pornografiche, l’essere prestata ad un amico per un rapporto sessuale, ecc.).

Violenza economica: ogni forma di privazione e controllo che limiti l’accesso all’indipendenza economica di una persona (tenerla in una di privazione economica continua, impedirle di lavorare, sminuire il suo lavoro, ecc.).
(Fonte: Progetto Arianna e Ministero per i diritti e le Pari Opportunità)

La manifestazione "Voci nel silenzio"
Con l’iniziativa "Voci nel silenzio" la Regione Piemonte mette in piazza il problema della violenza domestica installando in Piazza San Carlo 300 sagome che riportano le testimonianze di donne vittime di violenza raccolte grazie all’aiuto delle forze dell’ordine, dei servizi sociali e sanitari e delle associazioni.
La manifestazione è un’importante occasione per fare emergere la parte sommersa del fenomeno, per contribuire alla prevenzione dei comportamenti violenti e per mostrare quelli che sono gli strumenti concreti di lotta alla violenza.
Dopo i due giorni sotto la mole, l’evento si ripeterà nelle principali piazze dei capoluoghi di Provincia per concludersi il 25 novembre in occasione della giornata mondiale per l’eliminazone della violenza sulle donne. Il prossimo appuntamento è a Vercelli il 13 marzo 2009.