
L’incidenza della povertà è inferiore al 5% solo in Emilia Romagna e Lombardia. Nelle altre regioni del Centro e del Nord l’incidenza della povertà è compresa tra il 5% (Veneto) e l’8,5% (Valle d’Aosta). Tra le regioni meridionali l’incidenza più bassa si osserva in Abruzzo (11,8%) seguito dalla Sardegna (16,9%) e il massimo in Sicilia (28,9%).
La povertà coinvolge soprattutto le famiglie numerose, quelle con anziani, quelle con figli minori, quelle in cui la persona di riferimento è un operaio o assimilato o è in cerca di occupazione. Le famiglie povere sono soprattutto quelle in cui la persona di riferimento non ha titolo di studio o ha un basso livello di istruzione.
Vengono considerate povere le famiglie con una spesa media mensile inferiore al valore della linea di povertà. La linea di povertà è una soglia convenzionale che individua il valore di spesa per consumi al di sotto del quale una famiglia viene definita povera in termini relativi.
La linea di povertà relativa è calcolata sulla base della spesa familiare rilevata dall’indagine annuale sui consumi e dipende dall’ampiezza della famiglia. Nel 2006 la linea di povertà per una famiglia di due componenti corrispondeva a 970,34 euro.
Nel 2006 le famiglie in condizione di povertà relativa in Italia sono 2 milioni 623 mila, pari all’11,1% delle famiglie residenti. Si tratta di 7 milioni 537 mila individui, il 12,9% dell’intera popolazione. Più del 65% delle famiglie povere si trova nelle regioni del Mezzogiorno, dove però risiede appena il 30% del totale delle famiglie italiane.

Nel Mezzogiorno la percentuale di famiglie povere è pari al 22,6%, un valore decisamente superiore a quello relativo all’Italia (11,1%), al Nord (5,2%) e al Centro (6,9%).
L’intensità della povertà indica di quanto, in termini percentuali, la spesa media mensile delle famiglie povere è al di sotto della linea di povertà.
Nel Mezzogiorno l’intensità della povertà relativa presenta valori superiori a quelli osservati per l’intero territorio nazionale. La spesa media mensile equivalente delle famiglie povere è del 22,5% inferiore alla linea di povertà. In Italia 20,8%, al Nord 17,8% e al Centro 16,9%.
Nel Mezzogiorno, dunque, non solo vi è una maggiore incidenza della povertà, ma le famiglie povere del Mezzogiorno sono più povere delle famiglie povere delle altre ripartizioni geografiche.
L’incidenza della povertà ha valori elevati in tutte le regioni meridionali, dove si osservano valori sistematicamente superiori al 10%, ed una media pari al 22,6%.
Nelle restanti regioni italiane (centro e nord) l’incidenza della povertà è sistematicamente al di sotto del 10%.
L’incidenza della povertà per tutte le ripartizioni geografiche si annida soprattutto nelle famiglie più numerose, in quelle con molti figli, specie se minori, nelle famiglie con anziani. Ma anche quelle in cui la persona di riferimento è un operaio o assimilato o è in cerca di occupazione.
In tutte le ripartizioni territoriali notiamo che l’incidenza della povertà è decisamente più elevata nelle famiglie in cui la persona di riferimento ha un basso livello di istruzione.In Italia l’incidenza della povertà è dell’11,1%, ma sale fino al 17,9% se la persona di riferimento non ha nessun titolo di studio o un titolo elementare. Nelle regioni del meridione, dove l’incidenza della povertà è del 22,6%, sale fino al 31,1% se la persona di riferimento non ha nessun titolo di studio o un titolo elementare.
Viceversa, se la persona di riferimento ha un elevato titolo di studio osserviamo tassi di incidenza della povertà relativa inferiori alle medie di riferimento: 5,0% in Italia, 11,5% nel Mezzogiorno.
Le politiche per l’istruzione sono efficaci strumenti di lotta alla povertà?
(E' indispensabile ricordare ai lettori che le statistiche in oggetto sono il risultato di un’indagine campionaria condotta su un campione casuale di circa 28 mila famiglie italiane. Per la valutazione delle stime è, dunque, indispensabile tenere conto dell’errore campionario che, peraltro, limita la possibilità di calcolare le differenze spazio-temporali; tali differenze possono infatti risultare non statisticamente significative e attribuibili alla natura campionaria dell’indagine).
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